DETTO IN CONFIDENZA – 13

L’ APPARENZA

 

“Lo vedi quello nel macchinone?” chiede Stefania dando di gomito alla compagna. “Mi ha dato buca.”

“Pure a te? Stefy, quello mi piaceva un sacco” racconta Emanuela. “L’ho tenuto sulla corda per due ore lì al muretto della piazza: strette, bacetti e poi? basta, nulla più. Mare davanti, mezzanotte, lui bello, tutti gli ingredienti necessari per una scopata grande e discreta e ci ho ricavato solo un appuntamento inutile.

Credevo di fargli crescere l’interesse mentre friggevo solo io. Se ha fatto lo stesso pure con te lo saprai come fa.”

“Se lo so? Manu, mi ha portata in barca l’altro ieri e mi ha conquistata più parlando che altro. Solo a guardarlo mi sentivo i brividini.”

“Non ci hai fatto niente? Stavate soli, no?”

“Come è successo a te: appuntamento e non si è fatto vedere. Fosse stato per me ero pronta subito; ma lui remava e parlava e quando si riposava un po’ veniva a sfiorarmi con le labbra e con le mani, mi faceva fare altra acquetta sotto e si rimetteva ai remi.

Mi dicevo che stava preparando il terreno, lo zappettava e quando fosse stato dissodato e tutto aperto, bello ricettivo… No, non era bastato a farlo eccitare, lui.”

Il quadro è completo e chiaro per Manu ed è intollerabile. Strattona l’amica:

“Vieni, Stefy. Voglio proprio dirgliele sul muso a quel mascalzone.

Quella a fianco a lui è la prossima vittima, quella che resterà con tante illusioni a bocca asciutta se lo lasciamo fare. Vieni, vieni.”

Il bell’oggetto di tanto desiderio però, forse per averle notate, ingrana e corre via.

Un altro paio di belle figliole sta guardando e una di loro interroga le due bloccate nello slancio:

“Ragazze, scusate. Conoscete quello in Ferrari? Tony? Per caso vi ha dato appuntamento e non è venuto?”

“Lina” interviene la sua compagna con un gesto di scusa a Manu e Stefy, “su Tony so tutto io.

Me ne vergogno tanto ma gli sono stata dietro per giorni e giorni con la bava alla bocca.

Con quello tutte in bianco, è vero?” e gira lo sguardo su tutte e tre. Chi confermando il consuntivo atroce di non aver beccato neanche un po’ di sesso da quel turpe individuo, chi scuotendo la testa rispondono a Gemma.

“È fatto proprio così quello” pontifica l’esperta in toniologia; “tutte vorremmo farcelo ma nessuna ci riesce. Ci fa girare la testa con le sue maniere, con la bocca tutto miele, con quella macchina …”

“È bello” aggiunge Stefy, “questo è il fatto.”

“Sì” continua Gemma, “è vero. Per risvegliare i bassi istinti femminili non c’è di meglio di una bella faccia su di un bel corpo di maschio: per quest’insieme anche madre Teresa di Calcutta avrebbe tentazioni.”

“Fosse frocio?” chiede Lina.

“Non mi risulta” risponde Gemma: “non l’ho mai visto in compagnia maschile e non è neanche sposato.

Volete sapere che ne penso? È uno che adopera tutte le sue arti seduttive e poi si ritrae appagato dalla conquista ormai fatta; come fanno tante di noi se vogliamo essere sincere. Credo sia fondamentalmente frigido e l’atto sessuale non è fra le sue impellenze. Quindi gioca con i nostri sentimenti e sai le risate che si fa a lasciarci appese dopo averci portato a fare l’acquolina in bocca.”

“Sì, solo lì?” sospira Stefy, rassegnata come tutte.

Di tutto quel chiacchiericcio da donne ci rimediano solo la conoscenza reciproca con l’ampliamento della cerchia.

“Ragazze” conclude Manu, “sembriamo soldati che si sentono parenti solo per aver combattuto sullo stesso fronte.”

“…e perduto.”

“Già. Io propongo di attendere un paio di giorni, parlare con quella che stava in macchina adesso e aggregarla al club ‘Vaffanculo, Tony’. Che ne dite?”

 

Licia Tavanzi

 

(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento a domenica prossima, 20 maggio, con un’altra storia)

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