DETTO IN CONFIDENZA – 2

LA  VENDETTA

 

Possibile che mio marito sia così ingenuo?

“Dove vai, amore?” lui chiede; “Dal parrucchiere” rispondo io e la prima bugia la crede chiunque. “Esci, amore?” fa lui; “Sì, ho la canasta con le amiche” faccio io. E ancora: “Devi fare un altro viaggio di lavoro?” ; “Sì, caro, e il principale non mi ha voluto dare i particolari.” E così via e le mie risposte diventano sempre più incredibili e sfacciate.

Il fatto è che voglio essere sgamata o scoperta che dir si voglia. Ma lui proprio non ci si mette, non sgama nulla. Possibile che non si accorga che le mie scuse non reggono? Come devo fare per renderlo consapevole delle corna che gli sto mettendo in formato gigante? Non potrebbe fare un minimo di indagini e sapere finalmente la verità?

Lui corna me ne ha fatte. Almeno due volte.

Una mi telefona, incazzata, e mi racconta tutto. Finisce dicendo che ‘quel cretino’ potevo riprendermelo e che andassimo pure a impiccarci. Anzi non disse proprio così.

Messa sull’avviso da costei che non mi ha lasciato neanche il nome, comincio, tempo permettendo, a seguirlo.

Detto fatto? Macchè: tutto è estremamente difficile quando non ci si vuole far vedere. Comunque a prezzo di snervanti pedinamenti e noiosissime attese lo vedo rimorchiare una ragazza: lui aspetta alla guida, lei arriva con una corsetta, sale e via…

Allora era tutto vero! Qui, decido, deve scattare la vendetta, la tremenda vendetta.

Comincio a fare gli occhi di triglia a qualsiasi pantalone col contenuto mascolino, telefono a qualcuno che in passato mi ha già avuta, a qualche tizio che, da pavone disperato, ha sempre cercato di farmi notare la sua ruota e, via via, i letti cominciano a spalancarsi e, con i letti, le mie intime cose.

È quel che merita ‘il cretino’ e il fatto che ci stia provando gusto è la ciliegina sulla torta che offro volentieri al fedifrago.

Però il tempo passa, le giustificazioni sempre più extraterrestri aumentano e lui è sempre felice come una Pasqua.

Insomma, non mi basta! Lo deve sapere che ci godo a tradirlo; che di corna ne ha lui più di me. Intanto io sto soffrendo e lui no; non ancora almeno. Deve soffrire anche lui! È deciso.

Dirglielo così, papale papale, neanche parlarne; potrei rimediare botte per quanto abbia tanto di ragione. Gli uomini feriti in quel tipo di orgoglio, reagiscono.

Ho pensato anche di metterlo al corrente con una lettera anonima.

Ma se viene a chiedermene conto che gli dico? “Sì?” e botte come sopra; “No?” e che avrei scritto a fare? lui continua a fare i suoi comodi alle mie spalle, felice e contento, e la mia vendetta sfuma.

Mi decido, mi organizzo e infine il piano è pronto per renderlo consapevole e deviare l’eventuale caterva di botte su altro groppone.

Invito nel mio letto matrimoniale l’amante più fascinoso che ho dicendogli che mio marito è in viaggio e che voglio approfittarne alla grande. Mi aspetto che quello faccia da cuscinetto per la prima reazione; poi, può pure andarsene al diavolo perchè avrò avuto il tempo di far capire al tesorone mio che si è trattato di una ritorsione. Capirà che amo solo lui  e che le corna non dobbiamo farcele; perchè fanno male, oh!

Tutto come previsto: mio marito torna come al solito e ci pesca in flagrante nel nostro letto incollati come un francobollo sulla busta.

Che gusto matto guardare la faccia paonazza di Tesorone mio con gli occhi sgranatissimi!

“Ti prego di dire al tuo amico” fiata dopo un po’ con la serietà al massimo “di liberare il mio posto e di lasciarci soli.”

“Se-e-nti, ca-caro” balbetto, emozionata, rimanendo sotto, “se mi ascolti, devo spie-garti.”

Sono euforica anche perchè mio marito, occhi fissi, non si perde un particolare della buffa vestizione del malcapitato che si affretta a battersela.

Una volta soli precipitosamente gli do le mie ragioni.

“Amore bello” risolve lui, “le carte sono scoperte e ne sono contentissimo. Non puoi immaginare quanto m’imbarazzava il pensiero di confessare le mie scappatelle. Non sapevo come l’avresti presa.

Ora so che la pensi come me: la fedeltà è per chi non può permettersi di farne a meno. Non è per noi.

E l’amore che proviamo reciprocamente non è per niente in discussione.”

“Be-bene” a questo punto mi viene da balbettare anche di più, “so-sono co-o-ntenta  che tutto sia a po-po-o-sto.”

“Ma certo. E tu ci sei arrivata prima di me: far l’amore in macchina è scomodo e antigienico.

Son certo che qui non avremo sempre sempre qualcuno da portarci…”

“No-o?” chiedo, anche se non riesco a connettere perfettamente.

“… ma, quando sarà, chi è spaiato va nella camera degli ospiti, senza dar fastidio; sei d’accordo? Diamoci questa possibilità per tre giorni settimanali ciascuno; ti sta bene? Se ti occorrono i giorni pari, come oggi” continua lui, felice più di prima, “a me vanno benissimo i dispari.

La domenica e, naturalmente, quando nessuno di noi ha compagnia questo lettone è riservato solo per noi due; eh, tesoro? Contenta?”

 

Licia Tavanzi

 

 

TURBAMENTO

 

“Scusi, figliola, c’è qualcosa che mi sfugge.”

“Sì, padre?”

“Tutto quello che mi sta confessando non l’ha già detto la volta scorsa?”

“Sì è vero. Ma io devo scaricarmi l’anima, come si dice? Lei mi ha assolta senza che avessi avuto modo di buttare fuori tutto.”

“Ma l’avevo assolta sì o no? Quando è assolta i peccati non ci sono più.”

“Non dia retta: io se non butto fuori per bene tutto tutto quello che ho fatto non sto a posto. Continuo a sentirmi sporca.”

“E già, senti senti.

Mi scusi tanto ma quello che scarica lei lo getta proprio in faccia a me. Se non vuole sporcarsi basta che quelle cose non le faccia.”

“Sì? E come campo? Io un marito non ce l’ho e non lo voglio. Se non mi struscio un po’ sto male.

Lei mi fa incazzare proprio.”

“Sssss, signorina, stiamo in chiesa.”

“Mi fa incazzare proprio nera.

Mi faccio tutta questa strada, per confessarmi proprio perchè sono sessodipendente. E gliel’ho detto subito o no? Che ci posso fare?”

“Il suo parroco va bene pure lui.”

“Io ho vergogna, ho vergognaaaaa.”

“Sssss, non gridi, la prego. Procediamo, dica pure.”

“Lei mi fa incazzare.”

“E dalli.”

“Ma un prete a che serve, allora? Siete voi a dire che bisogna tirare fuori tutto sennò non vale. E quante volte, come, con chi. Sapesse quello dove andavo prima. Poi, m’ha riconosciuta e non ci sono andata più. Adesso ho trovato lei un po’ più lontano.

Mi deve ascoltare lei perchè è mestiere suo!”

“Sì va bene. Continui a confessarsi, la prego.”

“Non l’ho mica costretta io a fare il prete. E se sono fatta così non ci posso fare niente. Mi confesso e…”

“… e può tornare a fare le cose che più le piacciono. A che serve la promessa di non farlo più?”

“Che vuole dire? che sono una puttana incallita?”

“Sssss, siamo in chiesa, la prego.”

“Non basta che lo dica apertamente? Ci vuole uno psicologo o un prete per stabilire che i maschi mi piacciono? Che non so dire di no?

E dopo mi pesa tutto sulla coscienza.”

“E, logicamente, ci vuole qualcuno come me che l’ascolti e la ripulisca.”

“E chi dovrebbe farlo? Un laico? E servirebbe?

E poi già mi sento la puttana di tutti.”

“E dalli.”

“Io che non ci ho mai ricavato neanche un uovo al tegamino, come diceva Totò.”

“Riprendiamo, la prego. Ma non entri troppo nei dettagli. Capisco quel che dice anche senza i disegnini.”

“Lei mi fa incaz…  , ma arrabbiare nera nera. Ma non me ne fotte un … tubo. Lei mi ascolterà perchè già sa come sono e non mi voglio mettere in bocca ad altra gente. Io alle sue provocazioni non ci casco.”

“Provocare io lei? Se non fossi certo che lei è proprio così penserei che lo sta facendo apposta.”

“Eh?”

“Signorina, io porto una divisa che mi obbliga a un certo comportamento e questa uniforme non l’ho mai disonorata. Però quanto mi pesa.”

“Che fa? il patetico? Basta, eh! Allora, si decide a confessarmi?”

“E certo. Sono sicuro che trova anche altro da fare e che ha un po’ di premura. Perdoni tanto. Dica pure che l’ascolto.

Lo sa che sono un uomo? Perdonami, Signore …  un maschio?

Lo sa che quando viene lei lascia il segno? Tutte quelle lordure, sudicerìe da lupanare. E chi dorme più”.

“Che vuol dire, padre? Che si turba?”

“Lei se ne va ripulita e io mi sporco”.

“Si sporca?! Vuole dire che pure lei? Si-ì? E quante volte, padre? Da solo o in compagnia?”

 

Licia Tavanzi

 

 

LECCHINA

 

Ma io non sono così. Sono umile, sottomessa. Me le ricordo le lezioni della mia povera mamma: ‘Agli uomini non piacciono le ribelli. Loro vogliono spadroneggiare specialmente in casa con le loro donne. Ricordati, figlia, per piacere devi essere casa e chiesa.’

Casa e chiesa. Beh, mamma, lasciamo perdere. È dai quattordici anni che in chiesa non ci vado più. Lo ricordo il prete: ‘Atti impuri? Da sola? Tutti i giorni? Più volte al giorno? Come?’ A momenti voleva sapere se adoperavo pure i piedi per farli.

Sento ancora mio padre buonanima: ‘Mandali a fare sempre in … ; solo così ti rispettano. Fatti mettere un dito addosso e li autorizzi a tenerti sotto i piedi. Non accettare mai le imposizioni dei prepotenti e i più subdoli fra quelli sono i preti.’

Lino mi ha lasciata. Aveva ragione papà. Cosa voleva più di quello? pure… ?

Mamma lo ripeteva: ‘Ai mariti non basta mai. Vogliono sempre, vogliono sempre. E noi che possiamo fare? li dobbiamo accontentare, essere sempre compiacenti.’ Però pure il troppo è troppo.

‘Figlia mia’ sosteneva babbo, ‘se mamma tua si fosse impuntata su certe cose invece di darmela sempre vinta ora non avrei questo senso di colpa continuo, questo magone che mi tormenta. I mariti non sono i proprietari delle mogli, in fondo; ne sono gli utenti, ma solo e immancabilmente con il loro beneplacito.’

Lino mi ha lasciata. Come Gaetano. Pure lui voleva che facessi… E Antonio, e Claudio, e Giù-Giù e…

Claudio, il mio inauguratore: mi ha iniziato lui alle delizie del sesso in compagnia e morivo per lui. Scomparso; si faceva negare. Tutto perché mi impuntavo troppo. Mi aveva quasi convinta a fare pure… Però, gli davo torto… ; eh, ma diceva certe cretinate…

Dicono tutti che ho un caratteraccio. Il capufficio diceva: ‘Lei non è flessibile’ e mi ha licenziata.

Devo cominciare a dare ragione a tutti e tu, papà, scusami, ma se tu che devi andare a fare là.

Con i fidanzati devo stare zitta e buona proprio come diceva mammà; fare tutto quello che vogliono sennò un marito quando lo trovo? e da moglie devo essere ubbidiente, rispettosa e utile, altrimenti sono botte e corna… E quindi sotto maschi e pure femmine. Utilizzatemi. La formula vincente è quella: casa e chiesa. Anche nella professione devo essere un lecchino in gonnella: ‘Ordini pure, signore, tutto per compiacerla, perché lei è intelligente, e bello, e buono e sicuramente apprezzerà i miei meriti. Anzi, se si mette in posizione gradisca una slinguatina pure in cxxo.’

Licia Tavanzi

(Vi do appuntamento a domenica prossima, 20 febb, con altri racconti)

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7 Commenti
  1. SergioBonetti1960 2 mesi fa

    Ma quanto sei brava tu😉😉😉

  2. ZaraTremila 2 mesi fa

    Licia sei divina

  3. GiuliaBianchi 2 mesi fa

    Straordinaria!!! La vendetta poi…

  4. ElisaFabozzi 2 mesi fa

    Bravissima…

  5. PaolaRi 2 mesi fa

    Veramente fai turbare tu…

  6. Ketty Smile 2 mesi fa

    Fantastica, bella brava e sexy

  7. Autore
    Licia Tavanzi 1 mese fa

    Io non mi vergogno a fare sesso, e voi? E smettiamola di chiamarlo ‘vero amore’. Il sesso va bene anche senza troppo romanticherie.

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