DETTO IN CONFIDENZA – 3

LA  PUTTANA

Mi fu detto che nel nostro residence c’era una nuova proprietaria. A parte il fatto che appartenevo alla categoria degli inquilini, c’erano tanti appartamenti nel caseggiato e non era affatto infrequente se ne vendesse qualcuno con un ricambio continuo fra i condòmini. La cosa, quindi, in un primo momento non riscosse il mio interesse.

Poi nell’atrio incontrai quella donna per niente appariscente e ricordai di averla conosciuta più che approfonditamente: sui quaranta, pochi anni di differenza fra di noi a suo vantaggio  e anche il procedere, impettita col culetto in evidente prominenza, collimava con quanto ricordavo di lei. Aveva fatto parte di un mio periodo in una città piuttosto lontana. Possibile una somiglianza?

Poco dopo, in ascensore, le feci una domanda scema e lei, sorridendo e con un certo accento fece: “Prego?…” Sorrisi non me ne ha fatti più ma quello mi bastò.

“Flora” e fornai anch’io uno dei miei sorrisi belli “non far finta di niente. Quei canini accavallati sono proprio i tuoi. Che mi dici?”

Niente. Mantenne un silenzio dignitoso fino al suo piano, l’ottavo. Io avevo evitato di scendere al sesto e la seguii alla sua porta.

Rimase a guardarmi, indifferente, con le borse in mano, aspettando che, capito il suo disinteresse, la liberassi della mia presenza. Ma io parlavo spedito alludendo a man bassa ai nostri trascorsi. Quando si decise ad aprire raccolsi una delle buste piene e, con la scusa di aiutarla, la sospinsi dentro richiudendo la porta.

“Che vuoi?” chiese, “perchè non mi lasci in pace?”

“Vivi sola? non lavori?” mi interessai, non raccogliendo.

L’ambiente non era troppo femminile: non c’erano ninnoli sui ripiani, stoffe rosa e pastello, quadretti infantili, neanche tendine alle vetrate. A ben guardare l’appartamento non sembrava tirato troppo a lucido; anzi era trasandato.

“Se ne avrò l’occorrenza mi cercherò da fare” rispose.

“Non…” e col polso che pigia feci il gesto.

“No. Qui sono la signora Flora.”

“Senti” mi lanciai, “se ti servisse, posso aiutarti. Io pure sono single e sto due piani sotto. Ci facciamo compagnia.”

Nessuna reazione. Infine esternò decisa:

“Se proprio mi costringi ti denuncio, mi metto a gridare.”

“E non saresti più la signora Flora, la nuova condòmina.”

Ne approfittavo da vero farabutto. Quella era una puttana, no?

Non aprì più bocca, non volle controbattere più a niente di quello che continuavo a dire, a rievocare o … a minacciare di voler fare. Non reagiva neanche troppo quando la stringevo e mi ci strofinavo contro, eccitato. Si limitava a scostarmi, porsi sulla difensiva e a ricomporsi.

La seguii in bagno e, mentre si calava jeans, collant e slip, equivocando esposi il membro.

Sembrava considerarmi alla stregua di una sua compagna per l’indifferenza con cui si poggiò a pisciare; ma io cercai di abusare di più riuscendo a passarglielo sul collo e sui capelli mentre lei muoveva la testa per evitarlo. Riuscii a fare ben poco anche mentre si asciugava con la carta igienica e rimetteva tutto dentro perchè, ad un certo punto, me lo strinse con le unghie puntute, solo quel tanto che fosse sufficiente, senza farmi troppo male.

Ebbi, allora, il buon senso di andarmene.

Incontrandola successivamente le rivolsi un “ciao” che chiunque altra avrebbe considerato molto accattivante; e ci riprovai ancora quando eravamo assolutamente soli. Entrambe le volte fece finta di non vedermi e riuscì sempre a non rinchiudersi più in ascensore con me.

Mi domandavo perchè cavolo desiderassi mettermi con una così e cercavo di capire perchè non mi avesse mai insolentito almeno un po’: chessò con uno ‘schifoso’, un ‘vigliacco’… E sì che c’era da scegliere.

Quando, poi, presi a salutarla con un rispettoso “signora Flora, buongiorno”, mi rispondeva con la stessa cordialità che usava con tutti, con indifferenza, proprio come se ci fossimo conosciuti da poco.

Licia Tavanzi

 

LA  MANCANZA

No, fratellone. È vero che quando vieni in licenza non faccio che chiederti questo e quello, ma tu non me l’hai raccontata proprio completa la cosa: oltre alla navigazione costiera e alla stimata c’è anche la navigazione in rete, vedi? qui, sul PC, si clicca qui, vedi? si aspetta, così … si legge, si riclicca e si legge, clicca e legge, clicca e legge. Si aspetta e si prova … finchè pure questa navigazione ti porta … in porto, caro fratello guardiamarina a Taranto.

Beato te, uomo, col coso da uomo, con un lavoro da uomo. Maschio.

Io no. Io femmina.

Chissà perchè pendo sempre dalle sue labbra. Potrei mai fare l’Accademia o il marinaio io?

Ecco qua sul monitor qualcosa di interessante:

‘…Florinda, 19 anni, Napoli…’

L’età forse è quella ma il nome è fasullo, di sicuro.

‘…cerco un uomo che mi accontenti…’

Con me sei capitata male, bellina; io non ce l’ho quello che vuoi; mi manca proprio, purtroppo.

‘…con delicatezza. Ho gusti da ninfomane, ma non credo di esserlo…’

Beh, mettiti d’accordo, carina; lo pigli spesso, sì o no?

‘…non desidero un rapporto continuativo…’

Io a questa le rispondo, sì, sì:

‘Anch’io diciannove e Napoli, mi chiamo Franco’; ecco un bel nome virile, con un affare tanto e col nome stiamo pace, bella mia, così impari. ‘Se mi dici nei dettagli cosa ti aspetti che ti faccia, vedrò se ti posso soddisfare’.

Leggiamo, leggiamo:

Se sei uno di quei zozzi che fa perdere solo tempo vaffanculo; ti ho detto con delicatezza!’

Hai capito la Peppa? Battiamo:

‘Scusami’.

Incontriamoci, vuoi?’

‘Piazza Màrtiri, imbocco Calabritto? ore 17 domani che è festa, con rivista arrotolata?’

Ma che caxxo faccio? Mi manca l’attrezzatura. Che stronza. Ho inviato il mio richiamo standard, quello che uso sempre con le amiche L-WEB e questa ha già risposto e chiuso:

‘OK’.

Ci vado, tanto per guardarla.

Eccola là, Florinda. Bella, bella, troppo bella. La rivista arrotolata… Quant’è bella.

Che le dico? Io ci provo. Mi ha vista: ce l’ho anch’io il giornale arrotolato. Eccola qua:

“Non dirmi che sei Franco…”

Le faccio un sorrisone imbarazzato. Mi sento come il topino Tom che cerca di ingraziarsi Jerry.

“Lo sapevo che non me ne andava bene una” continua lei col muso lungo e graziosissimo. “Gay pure tu?”

“Sì” sospiro, speranzosa. Una bella così e chi l’ha mai avuta?

“Volevo tornare nella normalità. Sentire che si prova a prenderlo dentro.”

“Ti capisco” partecipo, facendo spallucce, “ma non ce l’ho. Io non ce l’ho, mi dispiace.”

“Scommetto che di caxxo non ne sai niente.”

“No, mai provato.”

“Allora che ne dici se la festa ce la facciamo fare un’altra volta? Noi intanto ci conosciamo, eh?”

Come sono contenta. So solo scuotere la testa su e giù, come una bimba scema.

Ce ne andiamo abbracciate, io e … Florinda?

 

Licia Tavanzi

(Vi do appuntamento alla prossima domenica, 11 marzo, con altri racconti)

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8 Commenti
  1. Ketty Smile 2 mesi fa

    Sempre piu sensuale

  2. PaolaRi 2 mesi fa

    Bravissima e sensuale

  3. ElisaFabozzi 2 mesi fa

    Certo che sai come fare tu..

  4. ZaraTremila 2 mesi fa

    Che donna che sei…

  5. GiuliaBianchi 2 mesi fa

    Accipicchia…woww

  6. Autore
    Licia Tavanzi 1 mese fa

    Ciao, ragazze e ciao tutti. C’è niente di più bello di una sana intimità? Chi dice il contrario o è bugiardo o ha dei problemi. Io amo l’amore, come voi, e amo parlarne. Ci troveremo ogni domenica e, se lo volete, festeggeremo assieme.

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