Detto in confidenza – 5

SENSI  DI  COLPA

 

No. Non mi sento affatto colpevole, che ci posso fare?

Eppure lo tradisco perché le mie cose le faccio di nascosto. Lui invece me lo ha detto lealmente:

“Tesoro bello, sono tre mesi che vado con un’altra. Però amo anche te, lo sai, e tu non ti sei mai sentita trascurata, è vero?

Vedi tu se vuoi separarti. Figli non ne abbiamo e quindi i danni saranno limitati. Ma, almeno, te l’ho detto e così non mi sento più tanto in colpa.”

E, quindi, avendomelo detto non si sente in colpa ma si sente in diritto di ricevere telefonate da quella là, di andarsene a passare la notte fuori facendo impunemente di tutto e di più. Tanto me l’ha detto … e che altro posso volere?

Io ho abbozzato, come suol dirsi, da moglie brava e comprensiva.

Però alle sue spalle mi vendico alla grande ed esco quando voglio senza sentirmi in dovere di rendere conto. E il mio caro marito non ha più alcun diritto di impedirmelo. Giusto per dargli la possibilità di chiudere entrambi gli occhi, a volte dico di andare a passeggio, o per vetrine, o dalle amiche. Se vuole indaghi lui e venga pure a sapere che non uno ma due amanti riempiono più che soddisfacentemente la mia vita intima. Oltre lui, ovviamente.

Io non passo mai fuori la notte è vero, ma sono abbastanza accorta da fare le mie cose senza dire a nessuno dei miei uomini degli altri e da divertirmi tanto in questo ruolo losco e trasgessivo.

Ovviamente, sensi di colpa zero. Mettiamola così.

 

Licia Tavanzi

 

 

I  MARZIANI

 

“Lo spot per il quale dici di aver lavorato tanto è tutto lì?” chiese lei, “mi vuoi prendere in giro?”

“Io voglio prenderti in qualsiasi modo, amore” precisò lui. “E lo spot, è vero, è tutto lì!”.

Amore dillo a mamma tua e poi figurati se mi vado a innamorare di un socio così fallimentare: ‘Oh, quanto mi piace il caffè Pinetti!’ … e che spot è? Quando la Pinetti lo sentirà ci riderà in faccia.”

“Non credo affatto, gioia” asserì lui assolutamente sicuro.

“Piantala una buona volta con le smancerie! E pensa a qualcosa di meglio di quella insulsaggine.

Volevo entrare nel sancta sanctorum dei creativi, nel meglio della pubblicità.”

“E ci entreremo, stella bellissima”.

“E come? o mio sogno imperituro. Il fatto è che qui finisce la mia carriera di pubblicitaria e anche la tua. Ma pare che non te ne freghi niente.

Come pensi che uno spot così banale venga approvato dalla Pinetti S.r.l. di Treviso?”

“Treviglio, tesoruccio mio.”

“Sì, sì, tesoro anche tu.

Senti, visto che a te non va di lavorare e che alla nostra agenzia ci tengo ancora, senti qua, per favore.

Piove, ma piove nero. Qualcuno caccia una mano da sotto l’ombrello e fa, con la faccia atterrita: ‘La pioggia è sporca’ e in angoscia: ‘È radioattiva?!’ Un altro si lecca la mano bagnata: ‘Macchè, questo è proprio caffè Pinetti!’ e mùgola di godimento raggiante di felicità. Tutti buttano gli ombrelli e si mettono a ballare sotto il caffè; hai presente Gene Kelly in   ‘Singing in the rain’? Eh, che ti pare?”

“Ottimo, intelligentissimo passerottino. Festeggiamo labbra a labbra”.

“La lebbra, piuttosto.

Capisci che i sentimentalismi sono fuori luogo quando l’avvenire è incerto? Ti prego, te l’ho detto bello chiaro: non ci sto!”

“Io sono paziente, amore.

Facciamo una cosa. Qui tra poco verranno tutti per esaminare il mio promo. Sì, cara, ora te lo voglio dire: è pronto. Come vedi in questa settimana tu hai fatto vacanza ma io, ribadisco, ho lavorato. E non ti ho preso in giro: gli attori devono pronunciare solo quella frase e nulla più. Se alla Pinetti lo accettano, il bacione me lo dai con tutta la lingua che puoi. Occhèi?”

“Mi sembra talmente impossibile. Vabbè. Affare fatto: se ci aggiudichiamo lo spot il mio bacio ti farà scordare tutti quelli che hai rimediato finora”.

I responsabili della Sezione Pubblicità in TV erano schierati come un plotone di esecuzione pronto a sparare e, con loro, il signor Pinetti con i suoi più stretti collaboratori: il figlio e una cugina laureata.

Sullo schermo si proiettava la scenetta in un ambiente semplice con due uomini e due donne senza alcuna caratteristica o aspetto particolare. Dicevano tutti quella frase, palleggiandosela l’un l’altro senza ordine, in maniera buffissima, spremendosi al massimo e facendo a gara per pronunciarla bene essendo tutti affetti da balbuzie grave.

Nella saletta di proiezione si sentivano risate in accompagnamento alle sfilze di ‘ca-ca-ca’ e ‘pi-pi-pi’.

Verso il finale del filmato si zoomava sulla targa all’ingresso di quella stanza con su ‘Logopedìa Correttiva’.

A quei marziani, autori del promo, si chiedeva se gli interpreti fossero attori o veri balbuzienti e se una cosa così da urto, fuori dagli schemi, la considerassero davvero presentabile.

Il sì era scontato perchè tutti, Pinetti in testa, erano entusiasti: i testimonial che tartagliavano, facendo capire per le tante ripetizioni ciò di cui si parlava in maniera così divertente e, soprattutto, indimenticabile era una genialata.

Poi a quei due nessuno potè chiedere più niente: si erano allacciati bocca a bocca entrambe spalancate.

Tirando il fiato lei sussurrò:

“Devo confessarti, mio adorabile socio, che tutt’a un tratto m’è venuta una gran voglia di scoparti”.

 

Licia Tavanzi

 

(Pubblicherò i miei racconti ogni domenica. Quindi vi do appuntamento al prossimo 25 mar)

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6 Commenti
  1. PaolaRi 1 mese fa

    Sei unica tuu

  2. Ketty Smile 1 mese fa

    Fai sensazione…

  3. SergioBonetti1960 1 mese fa

    Bravissima.. dolcezza e sensualità

  4. GiuliaBianchi 1 mese fa

    Che meraviglia

  5. ZaraTremila 1 mese fa

    Applausi a te sempre e comunque

  6. Autore
    Licia Tavanzi 4 settimane fa

    Grazie.

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