DETTO IN CONFIDENZA – 8

IL  DIALOGO

 

Niente, non parla e si comporta come un bel legnetto: pure nell’amplesso mi tiene il muso.

Così, trafitta e abusata, la mia adorata mogliettina ha l’aria di una di quelle cristiane che in silenzio rassegnato accettavano il martirio. Se vuole dimostrarmi così il suo sdegno, mi regala immeritatamente un effetto che non avrei mai sperato di ottenere: il ritardo dell’eiaculazione.

Mille tecniche, o apprese o concepite genialmente in proprio, non avevano mai raggiunto un obiettivo tanto ambito. Il non partecipare, il non aggiungere nulla di femminilmente erotico che non siano le sue fattezze fa in modo che il mio atto sconfini oltre l’orologio … nell’inimmaginabile.

Ero convinto che per propiziarmi l’approccio dovessi lisciare la partner con qualsiasi sdolcinaggine riuscissi a tirar fuori, senza vergognarmi troppo, servendomene spudoratamente per fare le mie cose …  specie quelle.

Quelle? Anche dal punto di vista mascolino certe pratiche intraprese così a freddo senza prolungato incensamento, o petting introduttivo, stridono con un pudore basilare. Ero certo quindi che per porre l’amato bene nelle migliori condizioni per combinar qualcosa con soddisfazione reciproca fosse necessario parlare e porre del dolce nel mio dire.

Ma quando la compagna per la vita si sta e basta, guardandoti ferocemente con astio mentre si lascia sottoporre agli strapazzi più deliziosi e prolungati, i dialoghi che li proponi a fare? Per abitudine forse.

Si verifica spesso nell’intimità di inoltarsi in un ambito incerto e ambiguo in cui si teme di porre il piede là dove non si dovrebbe e ogni iniziativa rischia di causare conseguenze negative. E allora è sufficiente da parte della consorte un gesto accomodante, un sorrisino compiacente o un complice ‘non preoccuparti, lo so che voi maschi …’, oppure ‘ti ho mai negato niente?’, per rendere libero ogni accesso.

Ma lei non fa un gesto e non pronuncia verbo: vuole aggiungere la sofferenza allo sgarro in modo che il mio torto aumenti e, con questo, il mio senso di colpa quando comprenderò ciò che ho fatto.

Stando così le cose non mi resta che approfittarne a man bassa.

La stanchezza o più frequentemente le cose che devo assolutamente fare lontano da lei mi obbligano a interrompere quelle occupazioni. Diciamo a rimandarle: appena possibile, senza tanti complimenti, tanto lei non dice niente, ricomincio da dove si era rimasti.

Ma che le ho fatto per farla ingrugnire tanto? Mi sono arrabbiato un po’ perchè per l’ennesima volta ha rovinato ‘risi e verzi’, il mio piatto preferito.

Quante gliene ho dette! ‘possibile che tutti lo sanno fare e tu no? mamma, sia la mia che la tua, pure la signora Gina sul pianerottolo quando ci ha invitati’; ‘perchè non lo cuoci come ti ho detto?’; ‘e questo non lo metti? è sacrosanto!’; ‘quello, lo sai che non ci va, mi disgusta’; ‘una zuccona peggiore di te …’ Insomma, riassumiamo dicendo che non ho mostrato troppo tatto.

Da allora non mi parla più. Ma, il resto…

Ironia della sorte, ha imparato a cucinare ‘risi e verzi’ incantevolmente; altro che mamma e sora Gina.

Ho parlato con un analista, una sola seduta in cui ho cercato di fargli capire la situazione: sei/sette volte al giorno? sì; anche mezz’ora e più ogni volta? sì; non parla? non si divincola? no; non si nega a niente? no; e così via, proprio come andavano le cose.

Mi ha dato la sua interpretazione: nella psicologia erotica della mia metà ci sarebbe una componente masochistica: accumulerebbe lentamente in quelle continue stropicciate barbariche e scaricherebbe senza troppa consapevolezza la sua soddisfazione in orgasmi stemperati. Inconsciamente si è immersa in un broncio spontaneo e vantaggioso. Insomma gode nel fare la vittima ma non lo fa apposta.

Sia così o no, io continuo a parlarle se non altro per manifestarle il mio apprezzamento oppure, convinto di abusare esageratamente di tanta quiescenza, cercare di ottenerne il perdono.

E così continuo come prima, la carezzo e parlo mentre la fxxto da qualche parte per mezz’ora e più, senza aver bisogno di recitar Carducci, o lo scioglilingua difficile e neppure la tabellina pitagorica.

Come ho spiegato a profusione lei non dice niente. È paziente, orgogliosamente inbufalita e non mi dà la soddisfazione di opporre un ‘no’ o ‘questo no, ti prego’ o, semplicemente, il classico ‘ho una tremenda emicrania’.

Però, come che sia, potrebbe accettare il dialogo  prima o poi e tutto tornerebbe nella normalità.

Non sarebbe bene, per la felicità di entrambi e per la pace familiare, che cominciassi a preparare qualche buon motivo per un’altra sfuriata? Ormai so come si fa: basta insolentirla a sangue da lasciarla allibita, proprio senza parole.

 

Licia Tavanzi

 

 

L’ INVITO

 

‘Al professor Mazzella, eccetera, eccetera, saremmo lieti di averLa al gala, eccetera, eccetera.’

‘Sì, professore’ pensò l’interessato leggendo l’invito, ‘ho dato lezioni in facoltà, anatomia delle coronarie, sostituzione della tricùspide, ricordo. C’è qualcosa che ancora non ho fatto? Ora farò l’invitato importante.’

In verità, nella ricca villa fuori Roma di Doris Delizia, la DD più famosa d’Italia, le feste facevano notizia e solo il meglio della società era chiamato a parteciparvi.

Proprio la padrona di casa ricevette l’ospite e Mazzella, impettito, si esibì in un perfetto baciamano. La bella Doris, notò, non era proprio lo splendore che sembrava nelle sue pellicole.

“Professore, ho sentito tanto parlare di lei, sa?” lo lisciò ponendoglisi sotto braccio come a un amico fidato. “Le confesso però che non sono del tutto disinteressata.”

‘Ecco’ pensò lui, ‘ora mi chiederà di favorire qualcuno, di evitargli la lista d’attesa magari. Lo sapevo.’

“Professore” continuò la Delizia, “quando la mattina mi guardo allo specchio mi viene un colpo. Non lo dica a nessuno ma, tanto, il medico è come il confessore, non è vero? È che non mi riconosco più: spesso mi faccio proiettare qualche cosetta mia e poi arriva lo specchio a dirmi che non sono più quella. Lei che mi consiglia?”

“Signora” per Mazzella, che aveva pensato proprio le stesse cose, era difficile smentirla, “il tempo passa per tutti. E che ci vuole fare?”

“Su, non faccia il modesto, professore. Lo so che sta già immaginando di sottopormi a qualcosa che solo lei sa escogitare. A tipi così penso basti un’occhiatina e tac, tutto è già come se fosse fatto.”

“Ah, sì, tac.”

La Doris era lungi dal concepire che l’illustre ospite, sommerso da quelle allusioni ammiccanti, si sentisse sempre più a disagio e preoccupato.

“E allora, come mi farebbe?”

“Io? Devo farla? Se si spiega meglio…”

“Prima di passare alle natiche e alle cosce vorrei che si impegnasse sulla bocca: il viso è quello che attira sempre la prima attenzione, non è vero?

Il seno me lo lasci stare per il momento; è ancora bello pieno e potrà farmelo più in là.”

“Signora Doris” e il dottore respirò con un sorriso, “lei sta parlando di lifting, di chirurgia estetica.”

“E certo, professore, di che altro?”

“Io” questa volta Mazzella si impettì anche di più “sono un cardiologo, opero a cuore aperto, trapianti…”

“E che ci faccio? Io il cuore ce l’ho a posto.”

La Delizia si era scostata come se quello fosse un appestato. Brontolando, delusissima, cercava qualche responsabile su cui sfogarsi; e chi meglio del maestro di cerimonie?

“Perchè ha invitato quello lì?” e l’attrice indicava l’individuo, per lei un emerito ciarlatano, un impostore imbucatosi nella sua proprietà sotto mentite spoglie.

Mazzella, pervaso da un tremito perfino nelle sue mani miracolose, riguadagnò la piazzola con l’auto.

Intanto il cerimoniere cercava di far capire alla sua committente che avrebbe dovuto specificare meglio che tipo di ‘grosso chirurgo’ desiderasse alla sua festa.

 

Licia Tavanzi

 

(Grazie a quelli che apprezzano. Vi do appuntamento alla prossima domenica, 15 apr, con un’altra storia)

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7 Commenti
  1. PaolaRi 1 settimana fa

    Fantastica

  2. Ketty Smile 1 settimana fa

    Speciale

  3. ElisaFabozzi 1 settimana fa

    Mi piaci tanto lo sai??

  4. SergioBonetti1960 1 settimana fa

    Che meraviglia

  5. ZaraTremila 1 settimana fa

    Come sei brava

  6. GiuliaBianchi 1 settimana fa

    Io ti apprezzo tantissimo sai

  7. Autore
    Licia Tavanzi 1 settimana fa

    Grazie.

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