Il ladro di fiori CAPITOLO 1

CAPITOLO 1

-Vincent-

Era la mattina che preannunciava la fine dell’estate.

I venti  all’alba soffiavano già insistenti mentre i terreni, passivi, incominciavano a indossare un cappotto di scintillanti foglie dai toni caldi. Quello che stava arrivando doveva essere, dopo cinque anni, il primo di una serie di lunghi e rigidi inverni nel Regno dei mari.La nebbia nascondeva l’orizzonte e le acque che circondavano l’intera isola riflettevano tutto ciò che gli si elevava al di sopra.Il faro nel porto, sebbene fossero le sei del mattino, era ancora lampante e le campane del tempio posto al centro dell’isola avevano appena cominciato a suonare.

C’era già chi si incamminava nelle vie della grande città intento a raggiungere il luogo lavorativo e chi invece si apprestava ad alzare le tapparelle degli appartamenti e negozi, annaffiava i fiori o accendeva i camini in prospetto alle faccende domestiche.

Man mano le strade si riempirono di uomini, anziani, giovani donne e bambini poiché martedì e quindi giorno di mercato.Il martedì era un giorno di gran da fare un po per tutti nel Regno.Il mercato era sempre molto atteso sia per i commercianti che gli acquirenti poiché le merci che vi si vendevano erano di vasta e talvolta anche rara tipologia ,ottime per gli affari. La quantità di denaro che si manovrava in tale evento era talmente grande che era pure possibile incrociare qualche piccolo ladruncolo o truffatore.Si trovavano articoli per la meccanica, la medicina, l’alimentazione e persino a tema agrario, provenienti sia dal regno stesso che dai due regni dominanti, che una volta risultata difettosa la merce prodotta, veniva ceduta ai commercianti del mare che avrebbero avuto il permesso di venderla in caso fossero stati in grado di ripararla e trovarvi soluzione.

Ormai, quasi tutte le bancarelle e le carrozze avevano trovato posto e solo alcune si apprestavano ancora ad allestire il banco vendita, tra questi un vecchio carro di legno d’acero da cui un uomo e un ragazzo stavano scaricando le merci dopo aver piazzato l’enorme tavolo. Il rumore metallico prodotto ogni qualvolta un oggetto pesante veniva riposto sul piano riecheggiava un po in tutto lo spiazzo tanto che persino i passanti si voltavano a controllare se non fosse crollato l’allestimento.

<<Finirai per far crollare tutto e scacciare i clienti di tuo padre se continui così lo sai vero?>>Risuonò una voce docile e femminile rivolta al ragazzo che gli dava le spalle, intento a tirare su una scatola contenente oggetti metallici. <<Se sono così incapace allora, perché non lo fai tu eh Annie?>> Rispose a tono il ragazzino dai rossi capelli riconoscendo la voce mentre riponeva la scatola sul tavolo e si voltava verso la ragazza. <<Che scontroso ti sei svegliato forse male? Guarda che non è colpa mia se sei così deboluccio. E pensare ero venuta qui per darti una cosa e tenerti compagnia>> Rispose lei imbronciando il viso e muovendo una bustina che teneva nella mano destra. < < Tenermi compagnia? Non devi anche tu aiutare i tuoi nonni? Questo poi non è di sicuro posto per te, rischieresti di sporcarti i vestiti o romperti le unghie. Comunque, cosa c’è dentro quella busta?> > La ragazza sentendolo roteò gli occhi al cielo alzando la testa in segno di sopportazione. <<Vorrei capire perché devi essere sempre così antipatico Vin. Comunque nulla, volevo essere gentile dato ieri sera te ne sei andato all’improvviso e quando siamo usciti tutti dal locale non ti abbiamo più visto , ho pensato che Joel ti avesse nuovamente infastidito  ho ragione vero? Quindi volevo scusarmi e chiederti di raccontarmi. Comunque tieni, qui ci sono dei Locume. Dato i miei nonni hanno finito di allestire il chiosco e ce ne erano molti, ho pensato di…>> Si interruppe osservando l’espressione del ragazzo divenire turbata <<Qualcosa non va?>> gli chiese con tono apprensivo ma titubante.

<<Ma cosa vuol dire? Ti faccio forse pena? Mi stai portando dei stupidi dolcetti per compassione e scusarti del comportamento di un imbecille? Che tra l’altro… sai pure qual’è il motivo per cui quello mi deride sempre e mi porti dei dolcetti?… sei forse scema? Vattene. Torna dei tuoi, non voglio parlarti… sapete solo sfottere…>> disse il ragazzo con tono aggressivo in reazione al ricordo della serata precedentemente passata. La bionda sgranò gli occhi e rimase allibita oltre che offesa da quelle parole, e non potè far altro che controbattere <<Vincent, ma … seriamente… seriamente sei così stup…>> Una voce rauca e profonda la interruppe.<< ANNIE >> chiamò a tono alto << BASTA COSì! non continuare, lascialo stare. Torna dai tuoi nonni adesso, hanno già molta clientela e hanno bisogno di una mano, qui ci penso io. Non replicare, altrimenti dovrò rimproverare entrambi.>> Un uomo alto dalla possente corporatura e chioma mora si intromise tra i due ponendo fine a quella breve lite.

La ragazza, lo guardò dritto negli occhi rammaricati e gli fece cenno di consenso con il capo per poi lanciare un’ occhiataccia a Vincent che teneva lo sguardo corrucciato rivolto in basso, per poi andarsene velocemente.

<< Stupido, Stupido di un figlio >> disse il padre avvicinandosi a lui con aria severa.<<Guardami>> disse senza ottenere reazione <<GUARDAMI!>> ripetè alzando la voce e facendo fremere il ragazzo che gli rivolse lo sguardo.<<E’ forse questo ciò che io e tua madre ti abbiamo insegnato? Eh? Ti sembra questo il modo di trattare la gente?>> lo rimproverò il padre. <<MA E’ LEI CHE…>> Incominciò a controbattere il giovane che venne subito silenziato. <<ZITTO! Dovresti portare rispetto e ben sapere che la famiglia di Annie collabora con noi da molti molti anni, se ti è rimasto un po di cervello in quella testa vuota, dovresti sapere che non è questo il modo in cui ti dovresti comportare! Vuoi forse che i guadagni calino? Che la clientela diminuisca?eh?>> Lo riproverò il padre con sguardo rigido. << Dovresti crescere ragazzo. Non puoi continuare a incolpare gli altri e causare stupide liti per cose che dipendono solo da te! Ora muoviti! Finisci di svuotare le scatole che è già tardi! I clienti aspettano. Una volta finito ti voglio via dai piedi, non lavorerai oggi e non prenderai nemmeno la tua percentuale! Sia mai che impari. E SCUSATI CON LEI!>>

Il ragazzo a sentire quella ramanzina senza nemmeno poter rispondere poiché già vari passanti li fissavano e non voleva causare peggiori conseguenze una volta a casa, si irritò ancora di più, così si sbrigò a terminare il compito assegnatogli per non ricevere maggiori polemiche e se ne andò senza dire niente.

Era via già da un pezzo e non voleva saperne di tornare a casa, i suoi nonni avrebbero chiesto spiegazioni e non aveva nessuna voglia di dargliene. In quella famiglia da quando sua madre se ne era andata e lui con il padre abbandonarono la vecchia casa per vivere con loro tutti i rapporti si erano spezzati.L’immagine del bambino sorridente in braccio alla famiglia si era allontanata da lui già da tempo e mai più sarebbe tornata.Odiava tutta quella situazione e tutto ciò che lo circondava non faceva che provocargli rabbia e rancore. Detestava suo padre, che dopo l’accaduto non fece nulla per riconquistare la madre ma si chiuse in se divenendo sempre più burbere e severo  trovando ogni volta qualcosa da criticargli. Mal sopportava i nonni, che di punto in bianco  smisero di prendere le sue parti e stargli accanto  sebbene fossero sempre gentili con lui. Disprezzava Annie e tutta la combriccola scolastica ,che nonostante avesse abbandonato gli studi, continuavano a stargli dietro.

In quel periodo odiava sopratutto Joel, un ragazzo della plebe che faceva il gradasso con tutti, avrebbe giurato che Annie avesse un debole per lui un po come tutte quelle della compagnia a dire il vero. Ammiravano il suo carattere sfrontato e strafottente ma ancora di più adoravano il suo aspetto. Joel discendeva dal regno dei venti , sebbene il sangue della famiglia fu mischiato al popolo della terra unendo completamente i tratti sia di una che dell’altra razza. Aveva corti capelli castani e grandi occhi azzurri che davano luce a uno sguardo fiero e imponente, così come il suo aspetto.Il fisico atletico e sviluppato che aveva il ragazzo grazie alle giornate di lavoro assieme agli uomini della famiglia, quando nei campi, quando a lavorare il ferro, gli donavano virilità e ancora più sicurezza di se.

A confronto, Vincent era sempre stato molto esile sembrando sempre anni indietro alla sua reale età e ora, che negli ultimi anni si era decisamente trascurato e lasciato andare, il suo corpo aveva messo su tutt’altro che muscoli. Ripensò al perché aveva rotto tutti gli specchi della sua camera e a quelle sporgenze adipose che si intravedevano sui fianchi, i glutei e in vita che altro non erano che il motivo per cui veniva così preso di mira da quel ragazzo tanto popolare e il suo gruppo. Calciò una pietra che trovò sulla strada a quel pensiero e odiò anche se stesso. Come era possibile che si fosse ridotto in quel modo? E perché nessuno comprendeva il suo malessere o si chiedeva da quando fosse iniziato?

All’improvviso, nella sua mente, affiorò il ricordo di un viso a lui molto familiare. Quel viso solare contornato dai boccoli dorati con quei suoi occhi limpidi erano indimenticabili per lui. Il viso di Jamie era vivido nei suoi pensieri ancora dopo anni, chissà se lui vedendolo in quello stato lo avrebbe mai deriso, si chiedeva ma era dubbioso. Il suo amico d’infanzia non era una persona del genere e ovunque adesso si trovasse era sicuro non fosse cambiato.

Si fermò per un attimo a osservare il cielo e le sue nuvole, approfittandone per assaporare il gusto della malinconia per poi espiarla con un sospiro. Aveva cominciato a camminare da ormai ore senza una meta precisa da quando aveva lasciato il mercato e avvolto tra i pensieri, se ne accorse solo in quel momento. Il suo stomaco cominciò a brontolare e fargli male a causa della fame e il malumore, decise di fermarlo con un pugno forte e diretto pensando così si sarebbe pacato. Non voleva mangiare, in quegli anni lo aveva fatto anche troppo, così decise di incominciare un digiuno perché nessuno più potesse deriderlo.

Appurata quella decisione, pensò che forse era l’ora di rientrare anche perché voleva rimettersi sui suoi libri e cercare di apprendere come apportare modifiche al suo planehover , un complesso meccanismo a vapore che permetteva sia di muoversi a terra che librarsi in cielo grazie gli alettoni e il suo potente motore, da avviare per merito di un tasto posto alle estremità. Il tutto era comandato dai sensori presenti nella tavola e su cui si fissavano i piedi tramite apposite imbracature e tramite i sensori posizionati sui guanti obbligatori per la guida.

Si guardò quindi intorno e dai locali e la gente che man mano cominciava ad affollare le strade, si rese conto di essere finito nel quartiere di periferia, in cui occasionalmente si era recato con il padre tempo addietro per precisi acquisti o ricercare oggetti a basso costo. Erano forse i luoghi più trasandati e sconsigliati dell’intero Regno. Vi viveva la gente più povera e di poco conto ed era il luogo da dove provenivano la maggior parte di malviventi del Regno, inoltre era presente una gran quantità di Cyborg, paraumani e esseri artificiali esiliati in fase di riabilitazione , sentenze o arresti domiciliari, difatti era raro potessero lasciare quei luoghi. Si guardò ancora per un po intorno indeciso sul da farsi. Non era del tutto sicuro di voler spingersi oltre, era titubante poiché sapeva  chi camminava su quelle strade e lo fu ancora di più quando si accorse che le stesse più le osservava più lo attiravano.

Rimase interdetto a quel pensiero e quella curiosità che tutta di un tratto lo aveva avvolto. Perché mai doveva interessargli quel luogo ? Che fossero le locande dalle luci soffuse? I chiacchiericci in diverse lingue o ancora, l’odore di sigari e salsedine che si mischiavano tra l’oro? Difatti quella era la zona più vicina al mare di tutto il regno. Non sapeva darsi una plausibile e logica spiegazione quindi, nell’indecisione, tirò fuori l’orologio dalla tasca dei pantaloni e avrebbe dato al tempo il compito di decidere. La strada che aveva percosso per arrivare li era quella esterna alle mura principali , a piedi senza soste ci avrebbe impiegato tre ore ad arrivare alla piazza del mercato e quattro a casa sua contro la scorciatoia all’interno del quartiere, che come ben sapeva, gli avrebbe impiegato solo due ore circa. Le lancette segnavano le 13 e 30 circa. Vincent pensò che suo padre non avrebbe fatto ritorno prima delle 14, quindi a conti fatti, decise di scegliere la strada che tanto lo attirava.

L’ambiente era ancora più umido che nel centro e le abitazioni, di cui molte diroccate, erano scrostate e ricoperte di muschio. Era degradante ma al contempo affascinante vedere come la trascuratezza aveva logorato quel luogo, che però, non sembrava turbare le varie specie umanoidi che lo abitavano. Le poche volte che si era diretto li con Orion, suo padre, egli non gli aveva mai dato il permesso di guardarsi attorno quindi  ora che era solo si prese la libertà di farlo, evitando però di soffermarsi sugli abitanti per non creare disguidi e malintesi. Aveva avuto varie volte occasione di sentire racconti sui litigi con  paraumani o meglio detti ”ibridi”, quasi nessuna di esse mai finita bene. A un certo punto si ritrovò davanti ad un enorme edificio un tempo rosso ma ormai sbiadito dal passare del tempo. Gli era familiare ed era sicuro che precedentemente , le volte passate,  lo aveva scorto e questo gli indicò che era sicuramente sulla strada giusta. Lo guardò attentamente, soffermandosi sull’insegna logora bisbigliando quello che vi leggeva a fatica ”Casa.. chiusa…delle Sire…” Si interruppe non appena capì e arrossì leggermente… ”Merda!” esclamò nella mente … ”Ecco perché quel vecchiaccio accelerava sempre il passo quando passavamo di qui” disse tra se con un espressione interdetta ma quasi comica. Fece per riprendere a camminare con però pessimo tempismo. Una ragazza, dagli abiti succinti e che lasciavano poco all’immaginazione, lo aveva notato osservare l’edificio.

<<Ehy ! Sei timido? Se vuoi ti accompagno dentro!! vedrai ti piacerà>> disse la prostituta cercando di avere il tono più sensuale possibile ma vista la sua giovane età, che indicava fosse una novizia, ci riuscì ben poco cosa che però il rosso non notò. Era totalmente estraneo ed inesperto a quel genere di cose e inoltre decisamente ingenuo per i suoi diciassette anni, una piccolezza come quella era inesistente per lui. Sgranò gli occhi a quelle parole e si chiese se era possibile lo avesse scambiato per un fattibile cliente. La osservò imbarazzato e totalmente sbigottito dato non era abituato alla vista di un corpo messo così in evidenzia. <<Ehmm… No.. No.. anzi… non mi interessa proprio…>> cercò di spiegare alla ragazza cercando di nascondere l’imbarazzo mettendo da parte anche la sua arroganza. <<Uhhh, non ti interessa davvero? Strano, eppure osservavi interessato!!! non ti credo. Se sei timido non impo… OHHH ma ho capito! Devi essere alla prima volta vero??? >> Chiese la ragazza inizialmente dubbiosa ma poi con un udibile entusiasmo nella voce perchè evidentemente credeva di aver fatto centro. Si avvicinò di più al ragazzo, aggrappandosi al suo braccio , che nel mentre era ancora più imbarazzato senza saper più cosa dire risultando estremamente impacciato. <<Vieni con me dai! forse non ti piaccio? Se è la tua prima volta giuro che ti faccio lo sconto! Guarda che sono davvero bra….>> disse incalzandolo. <<NO! NO!>> La interruppe Vincent <<Guarda, davvero non mi interessa! Assolutamente! Stavo solo osservando l’edificio per capire se ero sulla strada giusta. Devo tornare a casa!>> Gli disse ricomponendosi dall’imbarazzo e con voce decisa mentre muoveva il braccio per comunicarle di levarsi e farle notare quanto lo stesse infastidendo. La ragazza si staccò dal suo arto e lo guardò con sguardo deluso e una nota di urto palesemente ricambiato. <<Uffa! Ma sei privo di libido o cosa? Tu una come me te la sogneresti! Scommetto non hai mai fatto sesso ne avuto una ragazza con l’aspetto che ti ritrovi! Quella che ti sto offrendo è un’opportunità d’oro! Sei proprio idiota! Vattene va, mi fai perdere solo tempo!>> Gli disse la ragazza con una voce dai toni nervosi vista la non riuscita di abbordo. Le parole della prostituta, sebbene dette con estrema leggerezza e superficialità, urtarono il ragazzo tanto da farlo arrabbiare. Come si permetteva una come quella di offenderlo? Non poteva crederci di esser tanto in basso da farsi mancare di rispetto da un un ceto così basso di persone e tanto meno tollerava quella sensazione di derisione che si sentiva addosso quindi, mandando al diavolo la giovane donna, se ne andò.

Mentre continuava a camminare col viso tutto corrucciato, la schiena curva e le mani in tasca con i nervi nuovamente a fiori di pelle e la mente persa tra i pensieri qualcosa attirò la sua attenzione. Era a circa un chilometro oltre la casa chiusa, aveva appena superato un arco e si ritrovò a percorrere una lieve salita assieme ad un altro centinaio di individui. Notò poco dopo che tutti in un certo momento si voltarono indietro verso la discesa ed egli fu forse l’ultimo ad emettere quel gesto, poiché troppo preso da se. Gli passò per la testa che forse che la ragazza l’aveva preso a male perché non aveva accettato i suoi servizi e avesse mandato qualcuno ad inseguirlo per ripicca,  la realtà era che peccava forse un po di egocentrismo. Quando si voltò totalmente, oltre sentire qualcuno che urlò ”AL LADRO!” o ”LA BESTIA! FERMATE QUEL CANE! SPARATEGLI!” e alcuni brusii degli spettatori, fece in tempo solo a vedere un enorme ammasso di peli neri corrergli a tutta potenza incontro e dei lucenti occhi dorati, profondi e intensi, fissarlo. ”SPOSTATI IDIOTA!” gli parse di sentire da una voce non familiare ma non fece in tempo a capacitarsene e ascoltarla poichè paralizzato dallo sguardo che gli era davanti. Si ritrovò a terra in men che non si dica con un dolore allucinante al petto e sulla schiena dopo lo schianto violento.

L’enorme animale gli si era schiantato addosso ed ora gli era davanti intento a rimettersi in piedi e riprendere la fuga.  Era un cane dalle dimensioni spropositate con dei lunghissimi peli neri, delle orecchie dritte e grandi occhi dorati ; più simile ad un lupo in realtà peccato però che lì era impossibile vederne. I Lupi furono debellati molto tempo addietro, perchè  ritenuti pericolosi e non idonei per creare ibridi, i pochi esemplari rimasti vivevano solo nella foresta del regno della terra  allo scopo di fornire i pellicciai.

La bestia sparì dalla sua vista solo dopo due lunghi salti scomparendo come se non ci fosse mai stata. Perchè inseguivano quel cane? Che fosse stato addestrato da qualche criminale? Gli ci volle qualche minuto per riprendersi e accorgersi che due uomini davanti a lui gli urlavano contro chiedendogli come mai non avesse fermato l’ animale e dove si fosse diretto. Si passò una mano sul viso, come per riprendersi dall’accaduto, poi rivolse lo sguardo ai due uomini per scrutarli bene accorgendosi quasi subito avessero qualcosa di strano. Uno era alto, magro con una rasatura in viso non recente poiché la barba rincominciava e foltirsi. Ai lati del viso aveva due lunghe orecchie, molto simili a quelle degli elfi negli antichi racconti di fantasia, ma di più strano ancora c’era una liscia e lunga coda di pelle che gli spuntava da dietro la schiena. Accanto ad esso c’era l’altra creatura, questa più bassa ma nettamente più massiccia della prima, forse addirittura troppo ed era quella la cosa impressionante oltre al fatto che possedesse un naso alquanto inquietante e degli occhi minuscoli. <<Ibridi?!>> bisbigliò tra se e se il ragazzo, mentre li guardava un poco impressionato. Ne aveva visti vari , sopratutto accanto a ricchi uomini o presenti nei giardini di ville a svolgere umili compiti, ma mai di così orribili. ”che siano mal riusciti?” pensò,  ma ecco che i due ricominciarono a parlargli. <<ALLORA??? RISPONDICI! PERCHè NON LO HAI FERMATO? DOVE E’ ANDATO?>> gli urlò l’ibrido ratto. <<IO DICO CHE E’ ANDATO PER DI LA’>> disse l’altro dalle sembianze suine indicando il vicolo a destra che distava circa 10 metri. Il ragazzo fremette un po nel sentire quelle voci : una stridula e alterata e l’altra gutturale e ringhiosa ma tentò di rispondergli senza darlo troppo a vedere. <<Calmatevi, L’ho visto andare dritto! Non l’ho fermato… non avrei potuto… ma perchè lo rincorrete…>> Cercò di chiedergli poiché la cosa lo incuriosiva << NON SONO AFFARI TUOI UMANO! FORZA JAL! DI LA’! DI LA’!>> fu l’unica risposta che ricevette, prima di vedere i due allontanarsi e riprendere l’inseguimento.

Perchè nessuno gli dava mai spiegazioni? La cosa lo alterava in maniera esagerata. Perchè mai poi, avrebbero voluto sparare a un così bell’animale? Che fossero scagnozzi di qualche pellicciaio? O magari aveva sgozzato le galline del loro padrone? Non si dava spiegazioni ma doveva ammettere che quegli enormi occhi gialli lo avevano colpito. Aveva quasi la tentazione di seguirli e trovare la creatura ma non voleva assistere alla scena di quando l’avrebbero uccisa, sempre ammesso che lo avrebbero trovato, poi quei tipi avevano qualcosa che non gli piaceva. Suo padre lo aveva sempre avvisato di guardarsi bene dagli ibridi poiché troppo instabili e imprevedibili, gli raccontò persino che un ricco meccanico fu divorato dal suo ibrido tempo addietro e non fu il primo caso nella storia, non che lui reputasse però la storia così attendibile. In ogni casò poiché troppo rischioso e impegnativo decise di rinunciare.

La folla aveva ripreso a muoversi e lui si trovava ancora seduto sulla strada di pietra. Fece per prendere il piccolo orologio dalla tasca della giacca e vedere quanto tempo avesse perso ma vi scorse qualcosa di strano  sopra. Sul grembo, sopra la bianca maglia, notò un piccolo oggetto nero, lo prese per visionarlo e apprese che aveva tutta l’aria di essere una vite di circa quattro centimetri, ma non ne aveva mai viste del genere. Risultava abbastanza leggera alla mano, fredda al tatto ma decisamente resistente, di un colore nero opaco. Pensò che, nonostante gli anni passati ad aiutare i sui nei laboratori ed officine o ad aggiustare il suo planeboard, non ne avesse mai viste di simili o di tale materiale che non riusciva ad identificare. Di chi poteva essere? E sopratutto cosa ci faceva su di lui? A quelle domande gli balenò un pensiero in testa ”Che il cane fosse inseguito perché l’ avesse rubata a quei due tizi e schiantandosi addosso a lui l’avesse persa?”  Riflettè due minuti su quell’ipotesi ma capì quasi subito quanto fosse bizzarra e sciocca. Scosse  la testa per scacciare quell’ assurdità e mise lo strano oggetto in tasca , controllò l’ora che segnava le 16:00 e si affrettò ad alzarsi per rincasar, e immaginandosi già quale sarebbe stata la ramanzina che il padre gli avrebbe nuovamente fatto subire non trovandolo in casa.

Note d’ Autore:

Ciaaaooo!!! ebbene eccoci alla fine del primo capitolo.

Ammetto abbia avuto un inizio forse un po lento, ma voglio rendere bene la situazione del personaggio e sebbene, per il momento, abbastanza superficialmente anche di ciò che lo circonda, quindi  ho preferito regolarmi così.

E’ già in scrittura anche il 2 capitolo e a breve penso di riuscire a pubblicarlo!

Spero continuiate a leggere e che il racconto possa essere di vostro gradimento.

Vi ringrazio e saluto!! ^_^

PS: Giusto! Quasi me ne dimenticavo!  Voglio anche  avvertirvi che qualsiasi commento, dritta o critica costruttiva è ben accetta e proverei molta gratitudine se me ne lasciaste !!

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