Il ladro di fiori CAPITOLO 2

CAPITOLO 2

-Vincent-

Poteva ancora sentire il dolore di quei colpi e le urla di suo padre nonostante fossero già passati quasi due giorni dall’accaduto. Dargli una cinquina per aver risposto male a una stupida ragazzina e non essere a casa al suo ritorno di sicuro era una reazione spropositata. ”Ne ho abbastanza dei tuo comportamenti sfrontati” gli disse il padre collerico ”Sei un ingrato!” continuava a ripetergli mentre i suoi nonni facevano finta di nulla, eppure non era quello l’accaduto che lo tormentava di più. Orion, dopo averlo rimproverato e avergli ridotto il viso ad un peperone, la sera stessa pensò bene di prenderlo per la camicia e portarlo a casa di Annie per delle dovute scuse. Quell’ umiliazione gli bruciava troppo, non poteva trattarlo in tale maniera ora che gli mancava poco alla maggior età inoltre il vicinato non si era di certo risparmiato di osservare tutta la scena e in quel posto, se c’era una cosa sicura, era che le voci si espandevano a macchia d’olio. Cosa avrebbe fatto se avesse incontrato gli altri? Sicuramente non gli avrebbero risparmiato battutine e frecciatine per compassione e avrebbe finito per litigarci nuovamente. Già si immaginava le loro facce tutte divertite e con quel alone di superiorità.

In certe situazioni il ceto sociale e il luogo da cui si provenisse contava ben poco. Non era ricco ma non proveniva nemmeno da una famiglia di impuri. I genitori di Orion furono esiliati nella terra dei mari poiché nel Regno della Terra ,dove erano illustri medici e meccanici, furono trovati ad aiutare e curare dei ribelli. Sua madre invece era una ballerina della Terra esiliata perché unitasi ad esibirsi senza permesso ad una compagnia ambulante proveniente del regno dei venti. Ciò permise comunque alla famiglia di stabilirsi in abitazioni pregiate e avere maggiori concessioni sul lavoro e i guadagni, difatti continuavano a praticare i mestieri vietati ai comuni cittadini producendo e commissionandosi solo sotto responsabilità dei regni dominanti. Ma questo non importava, se qualcuno avesse trovato un punto debole su di un altro lo avrebbe sempre e comunque sfruttato a suo vantaggio e colpito più e più volte a maggior ragione se ad essere colpito è qualcuno che si odia o appartiene a qualcosa che si detesta. Evidentemente, la sua posizione destava invidia sebbene nelle sue condizioni non gli giovava poi molto, l’avrebbe ceduta volentieri. Avrebbe voluto essere al loro posto una volta tanto e poterli umiliare più di quanto loro avessero fatto con lui in tutti quegli anni. Man Mano che questi pensieri affioravano, cominciava a espandersi anche il bruciore che provava, si sentiva invadere dalle fiamme, logorare dentro ma scoppiò solo in un pianto isterico.

Vincent era seduto sopra un accumulo di mattoni dentro una vecchia casa abbandonata in seguito ad un tifone. Era il suo nascondiglio da quando era bambino , ci andava sempre insieme a Jamie prima che venisse portato via. Teneva un vecchio libro di meccanica sulle gambe, aperto su un immagine illustrativa di un planeboard e nervosamente tentava di asciugarsi le lacrime sperando così facendo avrebbero cessato di cadere. <<Sai?>> disse a un certo punto con voce rotta <<Prima o poi , riuscirò a far cambiare idea a chiunque! Nessuno mi deriderà più. Voglio che la paura dipinga i volti di tutti coloro che finora mi hanno sottovalutato. Lo farò per te e per me, vedrai! Ci vendicheremo…>> Mentre pronunciava quelle parole era davvero convinto e la sua voce risuonò aspra e cruda nell’eco di quell’ambiente. Non era raro che facesse tali discorsi quando si trovava in quella vecchia struttura abbandonata. Era come sicuro che Jamie potesse sentirlo, ovunque egli fosse, credeva che parlare in quel luogo fosse una maniera per tenersi legato a quella presenza sebbene sapeva non fosse una maniera sana di vivere la scomparsa del suo amico, cosa che però non gli importava. Era ciecamente fiducioso che il suo amico fosse vivo e poteva continuare a crederci solo facendo in tale maniera.

Era ormai il tramonto quando il giovane arrivò in centro Città e mentre giocherellava con le bretelle del piccolo zaino che teneva sulle spalle , con dentro qualche libro e degli spicci, cercava di capire cosa voleva farne di quella serata. Dopo che per rimediare ai suoi sbagli il padre gli aveva fatto pulire l’intera officina con tanto di cortile e riverniciare la ringhiera il giorno precedente, sicuramente non voleva tornarsene a casa. Si mise le mani nella tasca della giacca per ripararle dalle ventate gelide quando toccò qualcosa di freddo e piccolo. Chiedendosi cosa fosse lo estrasse dalla tasca e subito gli tornò alla mente. Aveva ancora la piccola vite nera che aveva trovato due giorni prima nei sobborghi in cui si era recato, da allora tra una cosa e l’altra non ci aveva più pensato ma rivedendola non poté che ricominciare a farsi domande e riflettere sugli accaduti di quel giorno. Gli tornarono alla mente anche i due ibridi e gli venne un brivido al solo pensiero di quelle viscide creature. Come mai l’umanità parlava tanto di quegli esseri e metteva alla luce certi obbrobri? Non sapeva darsi una spiegazione. Tra quei spiacevoli pensieri emersero anche gli enormi occhi dorati della bestia inseguita ma quelli gli facevano tutt’altro effetto. Non aveva mai visto delle iridi di quel tonalità dorate, eccetto in foto, su scatti che ritraevano rari mammiferi selvatici ormai sull’orlo dell’estinzione e decimati. Avrebbe voluto rivederli e ammirarne l’intensità e la particolarità. Avrebbe voluto sapere se alla fine fossero riusciti a catturarla sperando però in cuor suo di una non riuscita, quindi gli venne un’ idea poco saggia: Nella speranza di rincontrare l’animale, si sarebbe recato nei sobborghi approfittandone anche per scoprire come fossero di sera, del resto non era solo la bestia ad interessargli. Decise di intraprendere la strada più breve che gli avrebbe impiegato circa due ore a piedi poiché non aveva il suo planeboard dato che non era concesso usarlo dentro la città e per i vicoli ma poco gli cambiava, avrebbe solo dovuto scortarsi bene le spalle perché nessuno vedesse dove fosse diretto, si mise quindi il cappuccio della giacca e si incamminò.

L’aria era carica di odori, da quello intenso della salsedine, ai profumi delle pietanze che producevano le rosticcerie, il tutto sempre esaltato da una nota di fumo. Le strade di pietra erano illuminate dalla luce soffusa dei lampioni che donavano all’intero quartiere una tonalità ocra facendolo risaltare nella sera ormai calata. La folla si mobilitava ad andare su e giù per le strade e c’era chi si fermava a chiacchierare con dei conoscenti, chi a ordinare bibite nei chioschi  allestiti e chi si ammucchiava in fila davanti alla” Casa chiusa delle Sirene” che vista l’ora aveva aperto i portoni ai passanti. Dai tetti logorati delle rosticcerie si intravedeva uscire il fumo delle cucine e i campanelli delle botteghe tintinnavano ogni qualvolta qualcuno usciva o entrava.

Si udivano risate, toni alterati, canti, e tutto ciò che comprendeva la composizione di un grande agglomerato di persone. Persone poi… agli occhi del ragazzo li c’era di tutto e di più, un variegato assortimento. Non avrebbe saputo stilare una vera e propria statistica per affermare quale tipologia di abitante avesse la maggioranza. Di sicuro gli umani prevalevano ma non erano tanto maggiori alle loro ”imitazioni modificate”. Da quando il numero degli esperimenti era aumentato tanto? Non poteva far a meno di chiedersi Vincent mentre percorreva quelle strade. Era sicuro che nei centri del regno non vi erano tanti esemplari. Fu un po sorpreso di vederne la quantità che non aveva notato la volta precedente. ”Gli scienziati sbagliano troppo” pensò diretto nella sua testa basandosi sul fatto che tutte quelle presenze erano li per qualcosa ritenuto anomalo dalla SAHE, l’ associazione scientifica esperimenti umani, dei regni dominanti. Eppure si comportavano quasi come normali esseri umani, si sedevano a tavola a giocare a carte, frequentavano il bordello, lavoravano sebbene per un padrone, passeggiavano, bevevano e mangiavano proprio come degli umani o quasi, ma nonostante questo c’era qualcosa che lo turbava. Ormai tutti erano abituati a quelle forme di vita ed anzi , sebbene assurdo persino gli anziani li accettavano e anche di buon grado. Vincent invece era nato e cresciuto in quella situazione, avrebbe dovuto ritenerlo normale come il pane che mangiava o l’aria che respirava, ma qualcosa non glielo permetteva. Che fosse stato lo studio segreto eseguito tramite gli antichi libri del nonno a non permettergli di ritenere sana tutta quella situazione? Che fosse quello e la conoscenza del vecchio mondo a fargli vedere quel posto , anzi, l’intero regno del mare come un’ enorme discarica? Per quanto se lo chiedesse alla fine preferiva evitare la vera risposta, attualmente lo avrebbero portato solo a qualcosa di troppo impegnativo e fuori dalla sua portata. Nonostante tutto quei sobborghi non li stava disprezzando poi troppo.

Si guardava attorno, benchè incappucciato e a testa bassa, scorgeva e guardava tutto di sottocchio. Quel continuo brusio, la musica, il rumore di passi, le risate dalle locande e persino quelle dal bordello avevano qualcosa di più simile al piacevole che non al degradante. Non gli sembrava così terribile come appariva ne di come lo descrivevano, almeno fino a quando non si schiantò contro un grosso uomo davanti una locanda, finendo nuovamente a terra infradiciandosi con uno strano liquido. Era alto, muscoloso, con strani tatuaggi ovunque. Una folta barba e dei capelli ricci gli contornavano il viso tinto di una pelle scurissima. <<PICCOLO BASTARDELLO! GUARDA DOVE VAI!!>> si sentì urlare addosso il ragazzo. <<LA MIA BIRRA MOCCIOSO! DEVI RIPAGARMELA!>> aggiunse questi. ”birra?” pensò il giovane a viso scoperto, il cappuccio ormai calato per la caduta. Si guardò i vestiti poi guardò l’enorme uomo che teneva nella mano un altrettanto enorme Pinta. Capì subito che con lo scontro ne aveva causato il versamento che ovviamente proprio su di lui doveva cadere. <<ALLORA MARMOCCHIO? RIPAGAMI PER LA TUA IMBRANATAGGINE ! >> aggiunse l’uomo furioso e probabilmente anche lievemente ubriaco.”Ma dannazione!’‘ pensò il rosso ”perchè deve sempre finire così?” La riteneva una seccatura ma non poteva negare la goffaggine di quel momento, così mentre prendeva lo zaino per tirare fuori i soldi, fece per rispondere ma senza averne il tempo. << GREG! GREG!>> si sentì una voce femminile, un po affannosa, urlare avvicinandosi. L’uomo rivolse lo sguardo alla strada e nei suoi occhi castani si poté intravedere un bagliore di sorpresa. Anche Vincent si voltò per controllare cosa stesse accadendo, ma rimase di sasso quando vide un esile figura femminile, a lui familiare, avvicinarsi correndo. Aveva lunghi boccoli dorati, un viso dalle guance morbide e rosee, con indosso solo un succinto vestitino bianco. La riconobbe subito, era la prostituta che due giorni prima stava tentando di abbordarlo, perché era li? <<Greg caro!! quanto tempo!>> disse la giovane avvicinandosi all’uomo avvinghiandosi a un braccio << Cosa succede perché ce l’hai con quel tipo? E sopratutto perché non sei più venuto a trovarmi??Lo sai che sei tra i miei preferiti no??>> aggiunse la bionda, aggiungendo un tono poco offeso nelle ultime frasi formando un piccolo broncio sulle labbra.

L’uomo, che distolse l’attenzione da Vincent, si squagliò quasi a quella vicinanza, come se quella ragazza esercitasse un potere su di esso. Ma non era tanto quello a lasciar perplesso il ragazzo quanto l’idea che un uomo dalle dimensioni tanto imponenti fosse il cliente di una ragazzina così minuta e gracile, a pensarci gli stonava alquanto ma poi incominciò a preoccuparsi. ”E se quella gli racconta dell’altro giorno????” si allarmò ”Quello mi spezza le ossa n un attimo’‘ pensò <<Rosyell! I-io, sono stato impegnato con il lavoro e poI a casa, i bambini… insomma sai com’è mia moglie…. D-Dovevo stare attento!>> Si giustificò l’uomo che da orso feroce si trasformò in un agnellino quasi spaventato. Quella situazione parve agli occhi del giovane rosso alquanto ridicola, lo stava minacciando fino a prima per una birra e ora se la faceva addosso per una donna? ”E questo è pure un padre di famiglia??? che viscido!” esclamò sprezzante Vincent tra se e se dipingendosi sul volto un’espressione tra il disgusto e la rassegnazione in sostituzione a quella preoccupata di pochi attimi prima. <<Uhhhh!!! quindi la mogliettina ti da grattacapi ! Povero il mio Greg!! >> disse la ragazza , assumendo un’ espressione apprensiva. <<Senti, ma perché non mi porti a bere qualcosa??? me lo devi per la tua assenza!!>> incitò la bionda. L’uomo la guardò con languore, come le si poteva dire di no? Era una novizia del bordello poco distante, ma nonostante l’inesperienza o magari proprio per quella ,risultava essere un successo! quel viso d’angelo e quel corpo tonico e magro facevano girare la testa a molti e ancor di più a chi conosceva i piaceri di cui era capace. Greg fu uno dei suoi primi clienti, e che dir si voglia, ne sembrava persino innamorato. L’uomo riflettè sulla sua risposta, ma per ben poco. <<OH ! Bambolina mi prendi alla sprovvista! Vedi, questo pivello mi ha versato la birra e non si affretta a ridarmi il denaro. Se aspet…>> ma la bionda lo interruppe. <<NO NO E NO! >> urlò <<Non puoi dirmi di aspettare! Io voglio andarci adesso altrimenti la prossima volta che verrai non ti accoglierò! Preferisci 3 monete a me???>> <<Ma Bambolina!>> esclamò l’uomo in reazione a quel comportamento da bambina viziata, tanto bella quanto capricciosa. <<NIENTE MA!! O ci andiamo adesso o nulla! Lascia stare quel moccioso dai…>> ribadì la giovane donna. L’aveva messo in difficoltà, ora cosa avrebbe dovuto fare? Osservò la ragazza con sguardo preoccupato e poi il ragazzo, si chiese se ne valeva davvero la pena e si rispose di no non appena sentì lei sbuffare in segno di impazienza. << OHH, e va bene! Ti porto dove preferisci e adesso, ok??>> cedette l’uomo. <<SIIII!!! evviva! Sapevo non avresti potuto rifiutare! Ti adoro greg!! >> disse vittoriosa la prostituta. <<QUANTO A TE MOCCIOSO!>> disse l’uomo, questa volta diretto al ragazzo a terra mentre gli puntava il dito contro <<Non voglio più vederti sulla mia strada, altrimenti dovrai darmi anche gli interessi pidocchio!!>> e se ne andò , con la piccola donna avvinghiata al braccio che una volta di spalle, si voltò a fargli un occhiolino e quel gesto lasciò interdetto il rosso. Cosa significava? Non trovò risposta.

Il ragazzo pensò fosse ora di alzarsi ma prima che riuscì anche solo a provarci , si trovò tesa davanti una mano <<Ehi, va tutto bene, ti sei forse fatto male?>> si sentì dire da una voce calda, dolce e femminile, come la mano difronte a lui. <<N-no… va tutto bene>> rispose a bassa voce mentre si girava verso quella figura. Era una donna, apparentemente sulla quarantina ma a giudicare dallo sguardo anche qualcosa più, non era molto alta e aveva il fisico di chi si vedeva avesse portato avanti delle gravidanze. Indossava un vestito verde pastello con un grembiule bianco a coprirne la gonna e il busto, i capelli raccolti in una lunga coda nera erano sul capo nascosti da un cuffietta, era sicuramente la proprietaria della locanda affianco. Accanto a lei in piedi c’era una ragazzina di circa 12 anni, sicuramente la figlia che lo fissava incuriosita. << Sicuro caro? E’ stata una bella caduta sicuro non ti sei fatto niente?>> la voce della donna era pacata, calda e gentile, rincuorava in un certo senso il ragazzo, che nel mentre le aveva permesso di aiutarlo nell’alzarsi. <<S-si, sono sicuro grazie, è stato solo un incidente.>> gli disse con un poco di imbarazzo e chiedendosi come mai fosse così gentile, nel mentre, il suo stomaco tradì la promessa che si era fatto due giorni prima ed emise un gorgoglio impossibile da non udire, che fece ridere la donna con la bambina e arrossire lui <<Mi chiedo proprio perché un così bel giovanotto si trovi qui a quest’ora>> esclamò la donna con un sorriso cordiale in volto. << E’ tardi, se vieni nella mia locanda e aspetti la chiusura poi potrò prepararti un pasto caldo. Ti va?>> gli propose la donna amorevolmente. Vincent fu sconcertato da tanta premurosità, non si capacitava proprio del perché quella sconosciuta gli prestasse tanto soccorso, rimase sbigottito e si accorse che forse restò con gli occhi spalancati e la bocca aperta per un secondo di troppo. <<Dai, non fare complimenti, avrai molta fame>> continuò la signora. <<Si , cioè NO!, non posso proprio accettare.>> gli disse vincent guardano il terreno. <<Perchè non puoi? Se è per i soldi non preoccuparti , non occorre. Anche la mia Yuri deve man…>> cercò di spiegare la donna interrotta dal ragazzo <<No, non è solo per i soldi è che devo andare.>> gli disse un po incerto. Quella donna lo faceva sentire strano, non sapeva come reagire a tutta quella cortesia e poi non capiva perché si preoccupasse per lui. La donna lo guardò con uno sguardo indagatore << Mhhh guarda che sono una mamma io!>> gli disse con voce scherzosa << Capisco certe cose e scommetto mi stai dicendo bugie! Vero?>> continuò a dirgli mentre gli si era avvicina e gli ripiegava il colletto della camicia che si era scomposto. Quel gesto gli ricordò tremendamente quando anche sua madre lo faceva, sopratutto prima di andare in cerimonie o a casa di qualcuno di importante.<<Dai..>> lo incitò <<Bhe ecco io….>> provò a dire il ragazzo che però si sentì tirare da un lembo della manica. <<Forza! Forza andiamo!!!!>> disse la ragazzina tirandolo <<Oggi mamma fa lo stufato! Devi proprio assaggiarlo!>> Non poteva scacciarla in malo modo, ne dirle di no, lo avevano nettamente incastrato. <<Bhe, se la metti così….Va bene allora..>> le rispose il ragazzo. <<Oh meno male! >> disse la donna con un sospiro <<Un bel ragazzo come te non può rifiutare l’invito di una signorina vero? Vedrete , vi farò una cena con i fiocchi>> terminò la donna sorridente mentre incominciavano a dirigersi alla locanda.  Era un posto abbastanza piccolo, non superava i 50 metriquadri , gli infissi erano tutti in legno scuro, probabilmente di pino, così come gli arredi. Erano presenti quattro tavoli rotondi con tre sedie ciascuno e un grande bancone era posto oltre l’entrata. Nel retro era presente un piccolo laboratorio culinario dove Amelie, la donna, preparava i suoi dolci e manicaretti da servire. Il pavimento di mattoni antichi e le mura totalmente in color crema davano un piacevole senso di rustico all’ambiente che ne ritraeva a perfezione la cucina. Non vi erano quadri ne soprammobili o fronzoli come nelle locande del centro, anzi era tutto decisamente spartano tranne che per una particolarità: L’intero luogo, un po qua e un po la, sulle mensole, nel centro tavola o agli angoli del pavimento, era addobbato con una grande varietà di vasi di fiori di ogni colore e profumo, se ne poteva avvertire l’odore non appena si entrasse. A Vincent, che si ritrovava seduto al tavolo ad assaporare con tutto gusto la pietanza della signora assieme a loro, non dispiaceva per nulla quella particolarità. Nei suoi studi nascosti, per un periodo si era soffermato sulla botanica e poteva anche riconoscere alcune delle specie floreali li presenti, ogni tanto si soffermava a guardarli tra una boccone e l’altro. <<Quindi Vincent, come mai tu che vieni dal centro ti sei diretto qui?>> gli chiese la donna incuriosita facendolo distogliere dalla viola blu che osservava.<< A dire il vero, ecco, non è che ci fosse un motivo vero e proprio…>> rispose ancora un po impacciato. <<Capisco, eri curioso, però non è un posto adatto da frequentare da soli questo.>> gli disse la donna con un tono un poco preoccupato. <<Va bene dai, meno male ha provveduto Rosyell ad aiutarti!>> affermò la donna tornando radiosa e sorridendo. ”Rosyell?” si chiese Vincent ricordandosi immediatamente che era il nome della prostituta e guardò la donna perplesso. <<Mh? Ma, non mi ha aiutato, cioè quando?>> chiese confuso il ragazzo. La donna lo guardò apprensivo ridendo un po della sua ingenuità. <<Non te ne sei accorto! eppure sembri un ragazzo sveglio!>> lo stuzzicò affettuosamente <<Ti ha aiutato prima con Greg, quell’omone grosso e rude con cui ti sei schiantato.>> ma il ragazzo continuava a non capire e lei se ne accorse. <<Sai, Rosyell non è che sopporti molto gli uomini come Greg, nonostante ne abbia continuamente a che fare. Sa bene che quelle persone tocca trattarle in un certo modo per non avere guai. Si è accorta della situazione prima e ha pensato bene di aiutarti allontanandolo. Lo conosce da un po sebbene sia nuova e quindi sa come prenderlo.>> A vincent tornò subito in mente l’occhiolino della ragazza ”Ecco cosa era!” pensò, come aveva fatto a non accorgersene? E quindi adesso? Era in debito con lei? Come doveva trattarla se mai l’avesse rivista? E sopratutto perché lo aveva aiutato dopo il modo in cui l’aveva trattata? << Mhh, senti ma, adesso vorrà in cambio qualcosa?>> gli chiese il rosso un tantino preoccupato. <<Perchè pensi questo?>> gli domandò la donna. << Bhe ecco, io ho incontrato quella ragazza due giorni fa e lei provò a convincermi di andare con lei ma io l’ho rifiutata e…>> Quelle parole procurarono una dolce risata nella donna <<Oddio! Non cambia mai quella ragazza. E’ energica come poche sai? Comunque no, non vorrà nulla in cambio. Può sembrare viziata e capricciosa ma non giudicarla solo per il lavoro che fa. Ha un cuore d’oro anche se spesso risulta avere una lingua tagliente o apparire maleducata.>> Lui sapeva bene quanto poteva essere tagliente quella lingua .”…Scommetto non hai mai fatto sesso ne avuto una ragazza con l’aspetto che ti ritrovi” le parole di quel giorno gli ritornarono alla mente svanendo non appena Amelie ricominciò a parlare. << E’ mezzanotte passata, santo cielo come vola il tempo!>> esclamò la donna <<Vince i tuoi non aspettano che rientri a casa? Se vuoi mando Yuri di sopra a dormire e ti riaccompagno.>> gli propose << Ehm ecco, mio padre sicuramente starà già dormendo e i miei nonni anche, quindi suppongo di no, non c’è bisogno di accompagnarmi, basta che mi faccio trovare li al mattino…>> La donna intravise delle note di tristezza in quelle parole e tentò di fare una domanda azzardata al ragazzino <<Capisco, immagino tu lavora con loro e scusa ma tua madre? Lei non sarà in pensiero?>> sperò di non aver toccato un tasto troppo dolente. <<Si lavoriamo nell’officina di casa, nel centro città. Comunque, bhe mia madre non mi aspetta di sicuro dal momento che non c’è…>> gli rispose un po frettoloso il ragazzo, suscitando tenerezza nella donna che lo stava prendendo sempre più a cuore. <<Capisco, mi dispiace, ti va di raccontarmi?>> Erano entrambi seduti al tavolino, Yuri la bambina era salita di sopra nella stanza per coricarsi, i due quindi si immersero nei loro discorsi. <<Se ne è andata quando avevo dieci anni. Da giovane era una ballerina della Terra. Incontrò un ricco uomo d’affari mentre stava ancora con mio padre e bhe ecco, a causa sua si ammalò e quindi lasciò la famiglia, Da allora non ho più avuto sue notizie e con mio padre siamo andati a vivere dai miei nonni lavorando nelle loro officine. Loro sono medici e meccanici…>> La sofferenza che il ragazzo provava, nonostante tentasse di nasconderla era palpabile nell’aria. Le dispiacque molto sentire quella storia sebbene fosse frequente che i figli venissero abbandonati da uno dei genitori se non tutti e due o che i figli stessi venissero portati via dalle loro madri e i loro padri, questa cosa colpiva difatti direttamente la donna. << Mi dispiace molto che tu abbia passato un tale disagio, Nessun figlio, dovrebbe crescere senza i genitori accanto. Sai, anche io come te ho perso qualcuno che mi era molto caro.>> disse la donna catturando maggiormente l’attenzione del rosso. << Prima di Yuri, avevo anche un’ altro figlio, ora avrebbe ventitre anni , un ragazzino molto affezionato e disciplinato, dalla spiccata intelligenza e molta voglia di vivere. Me lo portarono via come dono per gli Dei. >> raccontò, tirando un sospiro <<Non dimenticherò mai come suo padre si ribellò per fermarli, ma il destino volle che lo arrestarono per questa sua trasgressione e morì in carcere a causa di una malattia respiratoria.>> gli raccontò la signora, abbandonando il sorriso che illuminava il suo volto lasciando il posto a uno sguardo stanco e solo che poteva avere solo chi conosceva la rassegnazione dopo il dolore. Vincent guardò la donna per un po capacitandosi che anche ella, come lui, era stata vittima di quel logoro sistema. Anche a lei, a causa di quel governo, era stato portato via chi amava. Il viso di Jamie si ritrasse nuovamente nella sua mente, avrebbe dovuto parlargliene? Si sarebbero sentiti ancora più vicini se lo avessee fatto? Nel mentre che si poneva queste domande ,cercava di comprendere come mai avesse il bisogno di stabilire tutto ad un tratto un legame con quella donna che aveva appena sconosciuto. ”Non vuole umiliarmi, mi capisce…posso fidarmi…” furono le parole che emersero nella sua mente come risposta. Non sapeva dire da quanto qualcuno non lo ascoltasse o trattasse con tanto garbo e premurosità, rendendosene conto i suoi occhi divennero lucidi e il dolce calore che sentiva sforarlo si fece strada dentro di se, aveva bisogno di quel calore. Con voce appena tremante, mentre sperava non sarebbe scoppiato in un pianto patetico raccontò alla signora del suo amico <<Anche un mio caro amico>> le disse << è stato portato via da loro, ormai cinque anni fa. Era il mio migliore amico…>> gli disse il giovane cedendo alle lacrime che ormai avevano già preso a rigargli il pallido viso. La donna, morsa dal suo istinto materno, lo strinse a se in un intenso abbraccio che sembrava destinato a non avere una fine.

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Note d’Autore!

Ciao a tutti!!! Spero che anche Questo capitolo vi sia piaciuto e vi abbia intrigato un po!

E’ già in lavorazione anche il 3°! credo di riuscirlo a finire al più presto (prega) xD

Ovviamente non posso mancare di ringraziarvi per le letture e visualizzazioni ^^ e ricordarvi di commentare se ne avete voglia!

Una buona serata a TUTTI!!! ^_^

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