La rana inafferrabile

Gioele era un ragazzo piccolo piccolo, con il volto tondo, un grosso naso a patata e due guance paffute di un color rosso vivo. Indossava quasi sempre una camicia azzurra e dei pantaloni verdi. Quello che però quel giorno, lo rendeva veramente buffo era il cappello che indossava. Un cappello rosso troppo grosso per la sua testa, che gli scivolava continuamente sugli occhi.

Gioele era un mago. O meglio, un apprendista mago. Gli riuscivano molto bene gli incantesimi di cattura e levitazione, ma aveva delle grosse lacune su quelli di moltiplicazione e trasformazione.

Quel giorno si stava esercitando in quest’ultima materia. Tutto concentrato, guardò il grosso libro posto sul cavalletto e provò a recitare alcune formule. In mano aveva la sua bacchetta e finito di pronunciare l’incantesimo, la puntò contro una piuma che si trovava sopra il tavolo della cucina.

La piuma rimase tale, allora l’accigliato apprendista girò deciso la pagina.

A quel punto sentì una fragorosa risata venire da dietro di sè. Sua sorella Adele, che nella magia era più brava di lui, entrò veloce in cucina. Da qualche minuto stava spiando il fratello. Con fare deciso pronunciò la formula magica e delicatamente indicò la piuma, che, con uno sbuffo di luce e un tonfo, si trasformò in una ranocchietta che saltava da tutte le parti. Dopo la confusione del momento, Gioele si aggiustò il cappello che gli era caduto sugli occhi ed ebbe il tempo di vedere la sorella lanciare il contro incantesimo. Tutto tornò alla normalità.

Nello stesso istante Adele si voltò per uscire dalla porta, e sempre ridendo lanciò occhiate maliziose e di supponenza a Gioele, che senza pensarci su troppo, recitò a in fretta le stesse parole e rimase stupito nel vedere il guaio che aveva combinato. Dopo uno sbuffo di luce e un tonfo Adele si era trasformata in una piccola rana saltellante.

Che disastro! Aveva appena infranto la prima regola della magia: “niente incantesimi per scopi personali, e soprattutto mai contro le altre persone”. Il giovane apprendista corse vicino alla rana per cercare di acciuffarla, ma questa saltava di qua e di là senza dargli il tempo di completare la cattura. Nella folle caccia inciampò nelle seggiole, urtò il cavalletto su cui era posato il libro e rovesciò tutto quello che c’era sul tavolo, compreso il grosso pentolone contenente la cena per la sera.

Dopo qualche tempo e parecchi danni riuscì finalmente ad acciuffarla.

Mamma si sarebbe infuriata molto. In quel momento, esausto, puntò la bacchetta in direzione della ranocchietta e provò un altro incantesimo.

Dopo aver sistemato il cappello che di nuovo gli era caduto dalla testa esaminò il contenuto della mano. Una fragorosa risata annunciò l’entrata di Adele e di Mamma, che prese la povera creatura e la liberò in giardino. La giovane apprendista aveva giocavo un brutto scherzo al fratello che facendosi prendere dall’ira aveva infranto le regole fondamentali della magia.

Mentre rimuginava sull’accaduto e provava a immaginare la punizione che gli sarebbe toccata, alle sue spalle avvenne uno sbuffo di luce e un tonfo. I piatti nel lavandino si stavano moltiplicando a dismisura. Fu in quel momento che vide Mamma che gli porgeva spugna e salvietta.

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