La scelta

“Luca prova ad aprire gli occhi, ma non ci riesce.
Secrezioni incrostate sulle palpebre, muco nel naso. Il mal di testa non è una sorpresa, il resto sì.
Ieri sera, Luca ha violato una regola della comunità: non gli è consentito pensare ai fatti suoi per più di 45 minuti di fila, perché le risorse intellettuali scarseggiano ancora più dei viveri. Da quando l’effetto serra ha trasformato il pianeta in una immensa Somalia, con guerre e carestie endemiche, l’uso di qualunque risorsa è razionato. L’autismo è punito con la pena di morte. Chi si chiude troppo nel proprio cervello invece di produrre pensieri utili, viene punito con emicranie artificiali, scatenate da elettrodi impiantati alla nascita nel cranio di ogni cittadino.”

Consumare.
Tutto è iniziato negli anni ’90, avevo poco più di 7 anni e voi “adulti” avete permesso alle multinazionali di dettare le regole ed eccoci qui.
Avete consumato, comprato e sostituito la vostra volontà con finti bisogni di plastica.
Una regola fondamentale della natura è “ogni cosa che la terra nasconde nelle sue profondità non deve ritornare in superficie”, ma il petrolio è diventato il vostro oro ed ha cambiato il clima della terra.
Quanta responsabilità ho io in tutto ciò? Cosa posso fare? Nulla. Siamo arrivati qui, a questo punto e non ho mai deciso nulla.

Produrre.
Cosa sono agli occhi di chi parla dalla scatola-pulpito che avete elevato al ruolo di padre da quando le immagini erano in bianco nero? Una risorsa? Si, ma in quale chiave di lettura?
Mi piacerebbe essere considerato per quello che realmente sono. Un UOMO. Nient’altro che un UOMO.
Invece sono una risorsa in quanto dovrò comprare, consumare, lavorare per comprare l’indomani e ancora così fino alla morte.

Gelido.
Da quando i “padroni” hanno deciso che pensare a se stessi fosse una perdita di tempo, perchè non produce nulla di economicamente sostenibile, ho questo impianto nella testa che in un certo senso mi fa anche compagnia.
Ci stanno addomesticando e ci sono riusciti. Avete mai visto un cane da appartamento sognare la campagna? Io no, perchè credo che non sia più in grado di procurarsi del cibo, quindi sogna la ciotola, sogna ciò che può vedere.
Io non sono come quel cane, o almeno non completamente. SI, perchè a volte sogno cose mai viste ed oggi ho fatto quello che non avrei mai dovuto fare.
Ho la fronte gelida, le mani sudano freddo e sono passati appena 46 minuti da quando sto emulando il mio sogno.
Sto pensando a me, a ciò che sono diventato e questo non piacerà a nessuno.

Pianto.
Uno, due, tre, quattro, forse contando non sentirò il dolore. E’ una questione di elaborazione della mente, anche questo, anche il dolore. Quanta paura, nulla a che vedere con questa sensazione.
Forse per essere liberi bisogna passare da qui. Forse. O forse per essere me stesso devo rinunciare al resto.
Troppi interrogativi, troppi numeri ed il dolore aumenta. 48 minuti e il sangue sta colando dal naso giù sulla mie mani bianche come la pelle morta di uomo morto in un mare di morte.
Piango, eppure provo piacere.

Continua? Chissà.. Magari ti verrà voglia di consumare anche queste parole.

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