Naturale spontaneità.

Foglio.
Pennarello a punta media.
Forbici.
Non so se sarò capace!
Sagoma del tempo fisico.
L’accaduto ritorno dello spazio temporale che fu.
Ripetermi: “chi ero, chi sono, chi sarò?”
Fili annodati, corda, cappio.
Piacere, tristezza.
Goccia ed è lacrima.
Goccia ed è sangue.
Desiderio è scomparire.
Castano, biondo, moro il capello mio.
Vasca vuota, vasca piena.
Sbarre e gabbia.
Quattro mura ed una finestra aperta al mondo.
Beltà riflessa fa capolino e
l’eco vibrante
smuove l’aria dello spazio libero,
ove il mio “io” rinasce a primavera.
Lungo fiume in lontananza.
Alta riva.
Massimo è il contenimento.
Fecondo giorno di proponimenti contrastanti.
Orgoglio alla resistenza.
Pennarello.
Delineo sagoma.
Ritaglio.
Anni fermi.
Anni vuoti.
Nero il bordo.
Anni frenetici.
Anni pieni.
Multicolore il bordo.
Luogo.
Cascata e visione di sorgente
che filtra
l’odore ed il profumo
della storia mia che fu…
Pesante e leggera la memoria del “prima”.
Polvere, nebbia, cancellazione in ascesa.
Scrigno nero, ieri.
Scrigno bianco panna, oggi.
La voglia del “tutto” senza tralasciare il “nulla”.
Pensiero: voce, sussurro, galleria d’arte, tela in attesa, pennello morbido, mano impaziente…
Poso la sagoma.
Forbici…gocce di sangue scolano,
sotto l’ombra di un raggio di sole.
Effetto speciale: non è morte.
Sorriso, tranquillità, è la nascita di una nuova vita nel mese di Maggio.
Gli occhi scrutano a terra,
in seguito
visionano il cielo all’orizzonte.
Abbraccio.
Cartelle colorate.
Numeri.
Profumi nuovi.
Sono anni che voglio andarmene oltre.
Sono anni che resto.
Alberi, foglie verdi.
Alberi, senza foglie.
Terra smossa, secca.
Sete di acqua.
Gocce nella loro vastità:
“aspettatemi nell’oceano blu profondo”.

Luppig76

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