Il filosofo che per primo mette a tema esplicitamente il concetto di essere è Parmenide di Elea (VI-V secolo a.C.); l’esordio della riflessione filosofica sull’essere si esprime mediante una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia:

Parmenide nota come l’essere sia unico e non possano esserci due esseri perché se uno è l’essere, e l’altro non è il primo, allora è non-essere.

Se infatti A è l’essere, e B non è A, allora B è non-essere, ossia non è. Questo ragionamento impediva di parlare di enti e portava alla negazione del divenire, che gli antichi non riuscivano a spiegare.

Il problema più rilevante non era tanto la molteplicità degli enti che abbiamo sotto gli occhi, quanto il senso greco del divenire per cui tutto muta, che si scontra con una ragione, altra dimensione fondamentale della grecità, che è portata a negarlo. Parmenide vive drammaticamente il conflitto, vede che il mondo è molteplice, ma la ragione e il compito del filosofo gli impediscono di crederci: egli non si fida dei sensi ma solo della ragione, e afferma perciò che il divenire, il mondo, e la vita, sono tutte illusioni. C’è un solo essere, statico, uno, eterno, indivisibile, ossia uguale a sé stesso nello spazio e nel tempo perché diversamente, differenziandosi, sarebbe il non-essere.

Tale essere è una sfera perfetta e finita; la sfera infatti è l’unico solido geometrico che non ha differenze al suo interno, ed è uguale dovunque la si guardi. L’ipotesi collima suggestivamente con la teoria della relatività di Albert Einstein che nel 1900 dirà: «se prendessimo un binocolo e lo puntassimo nello spazio, vedremmo una linea curva chiusa all’infinito» in tutte le direzioni dello spazio, ovvero complessivamente una sfera. Per lo scienziato infatti l’universo è sferico sebbene finito, fatto di uno spazio ripiegato su sé stesso; una sfera non chiusa, perché fuori dell’essere e dello spazio infinito non può esservi nulla, ma tendente a chiudersi all’infinito.

Da notare come in Parmenide l’Essere è una dimensione assoluta, che permea di sé anche il pensiero filosofico stesso (è la medesima cosa l’essere e il pensare). Poiché l’essere coincide col pensiero, quest’ultimo non è in grado di oggettivarlo, perché per farlo dovrebbe uscirne fuori: ma ciò è impossibile, perché al di fuori dell’Essere non c’è nulla. Per cui Parmenide non dice cosa è l’Essere; egli ce lo consegna senza un predicato: l’Essere è, e basta.

Wikipedia

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