Poetica e novellistica – 1

IL  VIATICO

 

“Conducimi, o Signore, nei verdi pascoli…”

“Ora il Signore…fa il conducente…” ansimò il moribondo.

“Nei verdi pascoli” ripetè il sacerdote alzando gli occhi al cielo in cerca di appoggio. “E anche se dovrò passare nella valle della morte non temerò alcun male finche…”

“Tu sei con me” si aggiunse la flebile voce a quella dell’officiante. “Signor prete non siete … molto bravo. Io … la ricordavo diversa questa … litania. E poi … non muoio. È inutile. Il solo pensiero di … dover morire mi fa morire. Io … non ci sto.”

“Lo so anch’io che non morirete, don Vincenzo. Però visto che sono qua…”

“Ve ne potete anche andare” sospirò Vincenzo.

“Visto che ci sono perché non ci riconciliamo con Nostro Signore?”

“No.”

“Pensate un po’. Se l’Aldilà esiste fareste un affare, sennò non ci avete rimesso niente.”

“Questo … lo disse Pascal. Bell’esempio di …fede. E Dio si fa prendere per il …”

“Basta! Non lo dite! È stata vostra moglie, che santa donna, a chiedermi di darvi l’assistenza spirituale.”

“Quando mi riprendo … le liscio il pelo … a quella cagna.”

“Allora siete fermamente convinto di lasciare questa terra senza l’opportuno viatico?”

“Ora … basta lo dico io!” cercò di urlare il morente. “Sono convinto … voglio così. Sì … lo voglio!”

Con questa energica presa di posizione don Vincenzo consumò l’ultimo fiato.

Era il momento di introdurre la moglie che, continuando il suo frignare ininterrotto, constatò il decesso.

“Sapete, signora” le si rivolse l’altro, “io ho pregato e chiesto una riconciliazione col Nostro Salvatore e il vostro Vincenzo, credetemi sulla parola, ha finito per dire ‘Sì, lo voglio!’.

Visto che ce l’abbiamo fatta?”

 

Alessandro Conte

 

 

PRIMO  APPROCCIO

 

Amore leggo in viso alla fanciulla

quando, stretta al mio petto, volge il viso

disioso d’altri baci appassionati.

È rilassata e nulla la distoglie

da quell’abbandonarsi al suo compagno.

Mi sembra il Paradiso quell’abbraccio

e bado a che non cessi l’abbandono.

So che baci e carezze son graditi

ma nulla più di quello e ciò mi basta.

Sono io pure a voler rimanga casta.

 

Alessandro Conte

 

 

LA  LEVATRICE

 

Non attese quasi niente prima di essere ricevuta dall’abate e questa era la prima volta che si trovava con lui da sola.

“Eloìsa” fu interpellata, “mi spieghi com’è morta quella novizia? È la seconda sorella che lascia il convento per il Creatore dacchè ha principiato l’anno 1440 di Nostro Signore.”

“Monsignore, io impiego tutta l’attenzione possibile e le conoscenze del mio mestiere. Volete dare la colpa a me?”

“No, certo. So che sei meglio di tanti medici e mammane. Non farci caso.

È che la situazione di papa Eugenio, soppiantato da Amedeo di Savoia, mi preoccupa. Non so neanche se dipendo da questo nuova papa Felice. Mah, sono cose mie.

Comunque una seconda monaca quest’anno è morta sotto le tue mani.”

“Ed erano belle tutte e due.”

“Già, ma questo non c’entra.

A te personalmente sono nati tre figli e mi dicono che vengono su bene.”

“Altri due mi sono morti, ve l’hanno detto questo, monsignore?”

“Sì, mi dicono tutto. È la volontà del Signore.”

“Come per quelle due; io che c’entro? Le mandate a sgravarsi da me come tante altre che vengono. C’è chi ce la fa e chi no.”

“Lo so che ci rimetti pure tu se i bambini muoiono: non li puoi rivendere a caro prezzo.”

“Monsignore, l’abbazia mi dà di questi incarichi ma non mi ha mai pagato neanche un carlino per la mia opera. Senza di me sarebbero poche le monache vive nel vostro convento.”

“Che fai? Vendi esseri umani come fossero porcetti e vuoi avanzare pretese?

Con me devi usare un tono umile come tutti! Chi ti ha fatto studiare presso il miglior cerùsico di Bologna? Per farmi cosa grata lui, docente all’Università, ha accettato di insegnare a te, una femmina, medicina e latino. Tu mi devi riconoscenza!”

“Se è per questo devo esservi grata anche per non avermi voluta in convento, caro genitore.”

“Cosa dici, impudente?”

“Scusatemi, monsignore: nel circondario lo dicono tutti che sono la figlia del priore oltre che di una monaca, ovviamente. Ma non palpitate: so bene che non ho a pretendere da voi.”

“No, certo. Anzi, visto che hai voluto introdurre l’argomento mi pagherai dieci carlini per ogni monaca che farai partorire e che non manderai al camposanto.”

“Ora le pretese le avete voi, caro babbo monsignore; posso sapere come vi è venuta questa fantasia? In sogno?”

“Per te, Eloisa, sono monsignore e basta.

Non ti farei questa richiesta sennonchè il nuovo papa, se viene confermato, potrebbe chiedermi di lasciare l’abbazia. E restare un semplice monaco indigente è qualcosa cui non aspiro.

È deciso: per ogni bambino delle mie monache che vendi faremo a metà del ricavato.”

A metà? Non avevate detto dieci carlini?”

“E sia così allora: dieci carlini che pagherai all’arrivo della monaca che ti mando comunque si risolva il parto e il tuo mercato.

Lo vedi che farei di tutto per accontentarti, figliola cara? Va da sè che se non pagherai prontamente ti sostituirà un’altra levatrice. Ora te ne puoi andare.

A proposito di figli i tuoi mandameli di tanto in tanto: ho sentito ch’è bello fare il nonno.”

“Anche fare il padre non è brutto. Non ve l’hanno mai detto questo?”

Rimasto solo l’abate riflettè che quella figlia era davvero una sorpresa per lui: combattiva e tenace oltre che desiderata da tutti i conventi intorno, disposti a pagare per riceverne i servigi.

Non aveva fatto storie sui carlini da sborsare.

Bisognava richiamarla al più presto farsi una risata e concludere che circa il pagamento aveva voluto burlarla. Figli era facile averne e anche nuove monache; ma una levatrice così…

 

Alessandro Conte

 

(Vi do appuntamento a mercoledì prossimo, 28 marzo, con altre storie)

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6 Commenti
  1. Lina Cuomo 4 settimane fa

    Bravissimo

  2. DolceMia 4 settimane fa

    Sei da applausi per come scrivi

  3. ZaraTremila 4 settimane fa

    Immenso

  4. EnzaMolonaro 4 settimane fa

    Ale i tuoi racconti sono unici

  5. Autore
    AlessandroConte 4 settimane fa

    Grazie a tutti e bacio a tutte.

  6. MillyCarbone 3 settimane fa

    Bravo Ale è un piacere leggerti

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