POETICA E NOVELLISTICA – 4

IL  PEDINAMENTO

 

Mi accorgo che qualcuno mi sta seguendo.

È buio e questa nebbiolina non mi fa guardare troppo lontano. Sto cambiando via più volte apposta per verificare se questo sospetto è fondato. Un uomo mi sta seguendo, seppure da lontano. Sta ripetendo i miei passi e io vado a zigzag fra le strade.

Devo chiedere soccorso. Guardie, neanche l’ombra. Sto col telefonino, lo guardo e non mi decido. Lo rimetto in tasca.

Che avrei potuto dire? Sto andando a trovare il mio amante. E se lo viene a sapere mia moglie? Quella è capace di andare dall’avvocato per una cosa simile. E chi mi salverebbe più?

Poi sono un omone grande e grosso e dovrei sapermi difendere.

Mi fermo e sento per un attimo lo scalpiccio neanche tanto lontano. Si è fermato pure lui.

È da quando sono uscito di casa che mi segue. Possibile che la mia metà mi stia facendo pedinare?

Mi tolgo le scarpe e, pazienza, corro silenziosamente sul selciato umidiccio. Corro, corro e credo che svoltando e, al contempo, andando dove devo, avrò fatto un buon mezzo chilometro. E la nebbia, allora, che ci sta a fare? Può andare anche a mio vantaggio ora che devo seminare questo qui.

È andata. Non si sente più nessuno e la casa di Pietro è qui vicino.

Prendo le chiavi e apro. Me le ha date perché è l’unica possibilità di stare un po’ insieme.

Lui è single. Tutto gay, non come me che sono mezzo e mezzo.

È tutto spento e lui non c’è.

Mi do una ripulita ai piedi e mi sistemo esausto sul lettone che ha accolto spesso le nostre manifestazioni affettive.

Chissà dove sta il birbone. Vuoi vedere che il fatto di non averlo frequentato per due settimane lo ha buttato fra le braccia di un altro? Mi giurava che sarebbe stato tutto per me.

Ecco, sta aprendo.

“Mario!” fa mentre io dal letto gli sorrido. Ogni proposito di ritornare tutto ètero mi passa all’improvviso. Mi si stringe e quasi piange:

“Perdonami, Ma’. Non riuscivo a sopportare che mi avessi lasciato. E telefonare non mi azzardo con tua moglie che potrebbe subodorare qualche cosa.

Ti ho fatto le poste.

Venivi da me, tesoro, mentre io cercavo di starti dietro e scoprire dove andavi a razzolare.”

La felicità di scoprire che non c’è nessuno che vuole farmi la pelle nel buio è tale che non riesco a fare altro che cedere alle attenzioni del mio Pietro ridendo come uno scemo.

 

Alessandro Conte

 

 

IN  VOLO

 

Quando la mia ragazza con dolcezza

mi guarda di lontan fra tanta gente

sospira e sembra dir: “Ti voglio bene”.

Io solo fra di lor sono il prescelto

e mi sento fra tutti il solo alato.

Con la mia bella spiccherò dei voli,

consueti a tutti quelli che l’amore

sì intensamente vuol marchiare a fuoco,

ma che tanto per me sono speciali

da ritenermi il solo sulla terra

che l’ali al firmamento ognor disserra.

 

Alessandro Conte

 

 

LE  LOCANDINE

 

“Come hai potuto farmi questo? Sei o non sei mio figlio?”

“Perchè, cambiando nome non lo sono più?”

“Intendevo dire, mi sei affezionato come un figlio deve al padre?”

“Ma certo. Noi non siamo solo parenti, siamo amici.

Però in campo artistico si può assumere un nome d’arte, lo sai bene. Tu da Lorenzo Gnotti all’anagrafe sei per tutti Lory Gnotti. Io ho cambiato di poco: Gnotta ed Emy invece di Emilio, proprio come hai fatto tu.”

“Ma che stai dicendo? Emy Gnotta? Sei figlio di Mignotta, sì o no, per chiunque ci voglia scherzare sopra? Io che figura ci faccio?

Una carriera che finisce negli sghignazzi.”

“Perchè, di chi sono figlio, oltre te?”

“Che c’entra? Fra artisti non c’è obbligo di fedeltà. Si è innamorata di un altro. Può succedere, no? Sono stato fortunato che non ha insistito per tenerti, così noi due siamo rimasti insieme.

Siamo amici, come dicevi tu.”

“Girala come vuoi, ma le cose non cambiano.”

“Emy Gnotta?”

“Emy Gnotta! Hai visto le locandine … , tremila pezzi già stampati.”

“Te li pago io, preferisco. Ti prego, pensaci.”

”Pensaci tu, papà. Ci ridono sopra? Bene. Ne parlano tutti con sghignazzi? E che vogliamo di più? Aspetta, fammi dire.

C’è per un artista alle prime armi la speranza di essere notato subito? Io, forse, così ci riesco.

Se ti vuoi abbinare la tua carriera potrebbe guadagnarci.”

“Tu dici? E come?”

“È così, papà: devi stringere i denti e farli parlare; te lo devo dire io?

Mi è venuto da pensare a mamma mignotta e tac, ho pensato a queste locandine.

Io cresciuto senza mamma, e tutti ne parleranno; io educato solo dal papà che, fra me e il lavoro, si è sacrificato tanto e la gente non farà altro che parlarne; la madre, così snaturata, che fine ha fatto? E la cosa non desta curiosità? Eccetera, eccetera.

Ci sistemiamo per la vita, papà, e a perderci sarà solo lei. E ben le sta.”

“Mi sa che ci’hai ragione, figlio di Gnotta che non sei altro.”

“Dovremo tutto a quella buona donna, dovunque sia.

Un bacio, mammà, e scusa tanto se ogni riferimento è puramente voluto.”

 

Alessandro Conte

 

(Grazie a chi apprezza. Vi do appuntamento a mercoledì prossimo, 18 aprile, con altre storie)

Tags:
6 Commenti
  1. Lina Cuomo 1 settimana fa

    ANCHE QUESTE STORIE SONO MOLTO PIACEVOLI

  2. DolceMia 1 settimana fa

    Bravo Ale

  3. EnzaMolonaro 1 settimana fa

    Il top

  4. ZaraTremila 1 settimana fa

    Un grande vero scrittore

  5. MillyCarbone 1 settimana fa

    Sempre bravissimo davvero

  6. Autore

Cosa ne pensi?

©2018 iosono.me

Realizzato con il ❤ da livenetworkitalia.it

iosonomefooter

oppure

Accedi con le tue credenziali

oppure    

Hai dimenticato i tuoi dati?

oppure

Create Account