POETICA E NOVELLISTICA – 7

IL  DIPINTO

 

Un colore al giorno, o sfumatura di quelle tinte in bombolette spay, andava a depositarsi sulla parete nei punti stabiliti. Paco le reperiva al ferramenta di Chicadilla, l’unico in zona che ne avesse un buon assortimento.

Seppure fosse già scuro, lo si vedeva oscillare sul muro originariamente color cemento del grande silo Buena Ventura.

Quasi tutto il villaggio sembrava darsi appuntamento lì a guardare le evoluzioni di Paco appeso a una corda e gli sviluppi dell’opera, colore dopo colore, che sarebbe stata ben più squillante alla luce del giorno.

C’erano l’amministratore locale del Buena Ventura, segreto finanziatore del ragazzo per la benzina e i suoi acquisti a Chicadilla, i due  vigili che fungevano da polizia e agricoltori con famiglia che rinunciavano a un po’ di riposo per seguire lo sviluppo del dipinto.

Si capiva ormai che si trattava di loro stessi che portavano il grano al silo, a faticare sotto i sacchi coi volti cotti dal sole, rugosi e grondanti.

“Sarà uno spasso obbligarlo a cancellare tutto quando avrà finito” buttò fuori Vicente, nuovo arrivato nella piccola comunità.

“Chi si azzarderà a farlo avrà a che fare con me!” affermò feroce il suo superiore, sergente vigile Majedo guardandolo con riprovazione.

“Vicente, vuoi tornare a Mexico a dirigere il traffico?”intervenne l’amministratore del silo. “Non vedi quant’è bello?”

“Certo” aggiunse una campesina col piccolo addormentato in braccio. “Paco è un artista e nessuno lo paga per darci questo spettacolo. Lo vorresti in cella?”

“Chi si permette di fare denuncia a Chicadilla qui non avrà vita facile!” decretò un altro peone.

E mentre Vicente si faceva un pizzichino, tutti pensavano che chiunque delle autorità fosse transitata davanti a quell’enorme murale avrebbe fatto finta di non vederlo dopo essersene riempito gli occhi di ammirazione.

 

Alessandro Conte

 

 

 

DA  BRAVA  MOGLIE

 

Mi sono risvegliata e tutto è bene.

È sveglio anche il marito tutto allegro

e vado a rammentar che, fatta notte,

l’anima mia s’è presa con il corpo.

Sembrai fossi partècipe e, passiva,

finsi mischiar dovere ad esultanza.

Almeno uno ha gioito in quella stanza.

 

Alessandro Conte

 

 

 

IL  CHIARIMENTO

 

“Signora Tosca, lei risponde evasivamente.”

“Però rispondo.”

“Sa bene come vanno queste cose: i lettori vogliono sapere qualcosa di più su quanto è successo.”

“Lei domandi, come sta facendo da quaranta minuti.”

“Purchè lei risponda a tono, sennò l’intervista è inutile. Quello che in questi minuti ha ripetuto, girandoci intorno in tutti i modi, lo sanno già tutti.”

“Sanno anche che lei è il più noioso dei giornalisti? Sono quasi tentata di renderle l’assegno.”

“…Torniamo a noi. Il punto è: vuole dare la sua versione sui fatti esposti dalla sua governante dopo il suo licenziamento?”

“Sì, certo.”

“Antonello è suo figlio?”

“L’ho mai negato, forse?”

“Diciamo che lo ha ammesso quando il suo ex marito lo ha rivelato alla stampa.”

“Uffa. Andiamo avanti. Alla nascita non ho potuto riconoscerlo.”

“Questo lo sappiamo: ha già detto che i suoi genitori erano troppo in vista perchè la loro figlia, lei, diventasse una ragazza madre.”

“Se lo sa perchè continua a chiedermelo?”

“…Santa Madre. No, scusi, mi sono morso la lingua.

Se ho capito bene ha tenuto d’occhio suo figlio finchè, grandicello, lo ha preso in casa col consenso di suo marito.”

“Quant’è bravo. È andata proprio così.”

“Scusi ma non può riconoscerlo ufficialmente? C’è anche il DNA…”

“Che orrore! È mio figlio perchè lo affermo io! A noi non occorre altro.”

“Signora contessa, col riconoscimento ufficiale potrebbe incorrere nei rigori della legge.”

“Sono offesissima, sa? Per queste infami insinuazioni.

E poi ci sarebbe differenza per come ci consideriamo?”

“Davanti a un letto invitante la differenza ci sarebbe e come! La differenza fra amore e incesto.”

“Senta, questo lo ha detto quella pazza. Però, come si è visto, la mia governante non ha dato alcun seguito alle sue dichiarazioni. Nel memoriale dato alla stampa asseriva di poter provare che io e Antonello fossimo amanti. E dove sono queste prove?”

“È vero. La sua ex dipendente potrebbe essersi appagata, diciamo così, di tutto il chiasso suscitato. O si è tacitata, più o meno volontariamente. Paura di essere querelata?

L’ha querelata, per caso? No.

Insomma, contessa, tutti lo vogliono sapere: lei con suo figlio ci fa l’amore, sì o no?”

“Mettiamola così: essendo Antonello frutto del mio grembo, e di questo solo io posso esserne certa, la mia risposta è no, lo nego recisamente.

Nel caso Antonello fosse mio parente solo per via d’Adamo cosa mi impedirebbe di amoreggiare con lui? La cosa sarebbe possibile, e che ci potrei fare se, prossima ai quaranta, mi sentissi spinta fra le braccia di un bel giovanotto consenziente? Gli ormoni, a volte, comandano loro.

Ora, sono divorziata, sa? E Antonello, maggiorenne, vive con me per sua libera scelta.

Ovviamente sto parlando per assurdo e per dare soddisfazione alla parte dei suoi lettori che s’interessa alle storie morbose. Loro ricavano tanto godimento e voi tante vendite.

Contento, signor giornalista? Ha visto che la mia versione l’ho data?”

“Così se quelle famose prove saltano fuori, lei sta a posto comunque. se non si accerta la sua maternità. Bugie non ne ha dette e la gente non può che farle un applauso.”

“E che vuole farci?”

“D’accordo. Potrò scrivere che la contessa Tosca Stupinìgi è felice di rispondere sempre alle domande.”

 

Alessandro Conte

 

(Ringrazio chi legge e gradisce. Vi do appuntamento a mercoledì prossimo, 9 maggio, con altre storie)

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