Punto, linea, superficie Book Cover Punto, linea, superficie
Vasilij Kandinskij
Arte
1968-01
215

Alla base del libro sono i corsi che Kandinsky teneva dal 1922 al Bauhaus. In essi egli mirava soprattutto a individuare la natura e le proprietà degli elementi fondamentali della forma, perciò innanzitutto del punto, della linea e della superficie. Con estremo radicalismo Kandinsky dichiarava allora di voler fondare una scienza dell'arte: nel corso ulteriore delle ricerche i problemi avrebbero dovuto esser risolti matematicamente, e su questa strada si sarebbe mossa tutta l'arte futura. Per questo suo assunto e per le scoperte che per la prima volta vi sono esposte, Punto, linea, superficie ebbe un'influenza determinante in diversi campi, basti pensare alla grafica. Ma ciò che oggi colpisce nel libro è innanzitutto l'abbozzo di una metafisica della forma, ben più che il progetto di una scienza esatta. Per Kandinsky la forma, in ogni sua specie - naturale e artificiale -, è manifestazione significante di una realtà, è tensione di forze, e solo in rapporto al suo sottofondo invisibile può essere compresa. È chiaro che, con ciò, viene abbandonato irrimediabilmente il recinto dell'estetica: si entra invece in un regno diverso, dove ogni forma diventa un essere vivente - e in questo regno Kandinsky ci introduce come un rabdomante, che rintraccia e traduce continuamente l'uno nell'altro, con la sua inquietante sensibilità eidetica, segni sonori, grafici, cromatici.

Kandinskij, che piacevole lettura.
Mi sono avvicinato a questo libro con un misto di trepidazione artistica e aria di sufficienza. Già dalla prima pagina i dubbi sono stati fugati, e se non fosse stato per l’imminenza di ben due – ahimè – esami, l’avrei finito in una serata.

Perché è vero che è un libro denso di concetti, che ogni frase bisogna elaborarla e farla propria; ma è anche vero che la prosa di questo saggio è accattivante e mi ha dato la strana sensazione di sentirmi a casa.

Kandinskij parte dal concetto di punto (“la forma più concisa nel tempo”), l’essere ‘primitivo’ del significato di una composizione, che nasce quando il pittore – volente o nolente – tocca la tela. Prosegue con il concetto di linea, la traccia lasciata dal punto in movimento, che può essere espressa in maniere differenti: può essere orizzontale, verticale, diagonale, spezzata, curva, mista. La superficie infine è il supporto materiale destinato a ricevere il contenuto dell’opera. Cosa c’è di nuovo, di rivoluzionario (ed è facile adesso, dopo un secolo dalla pubblicazione, parlare di opera superata) in “Punto, linea, superficie”? Non è la precisazione di questi concetti, no. E’ ben altro, è l’avvicinare l’arte visiva a quella uditiva. Kandinskij esamina passo per passo il suo lavoro di pittore e lo paragona a quello del musicista: così i singoli suoni (i punti) possono essere mescolati tra loro, formando la linea, e più questa linea è variata (potendo essere, lo ricordo ancora, orizzontale, verticale, diagonale, spezzata, curva, mista), più cambiano le emozioni che essa stimola. E’ questo quello che ha di speciale l’arte (che sia visiva, uditiva, tattile o che altro), suscita emozioni. E’ perché “L’opera d’arte si rispecchia sulla superficie della coscienza”.

Kandinskij. Ovvero l’arte come concetto imprescindibile dalla filosofia, e soprattutto dalla fisica interiore.

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