PURCHE’ LO SCOPO SIA RAGGIUNTO – 4

(Quarta puntata)

 

Nel doz 09 T 22 cinque donne e sei citypol, tutti gay incalliti, continuavano ad amoreggiare come sempre scansando l’altro sesso come la peste.

Solo Molly continuava a non capirci nulla e, in effetti, a non fidarsi di quella legislazione così mutevole e pericolosa.

Provava un orrore folle al solo pensiero di essere penetrata da quel qualcosa dei maschi di assolutamente ributtante; però continuava a percepire quell’ipotetico punzone pronto a penetrarla in un modo decisamente peggiore.

Prima di risolvere in completa autonomia le proprie esigenze erotiche, rendeva ben manifesta la sua disponibilità sessuale a beneficio esclusivo dei compagni poliziotti.

Tutti la capivano ma la sua petulanza dava parecchio sui nervi; cosicchè le donne le urlavano addosso e i maschi, a volte, pur senza troppa foga le mollavano qualche calcione nel sedere.

 

 

I medici     (2° brano di 7)

 

“Io sento un noduletto. E tu?”

Jonathan palpò con più attenzione il seno destro della moglie.

Scosse la testa:

“Deanne, non mi sembra affatto. La tetta l’hai dura di suo senza bisogno di noduletti. Vai già benissimo così; o le vuoi più dure ancora?”

“Sce-mo!” scandì lei e diede voce per chiamare la vicina di scomparto. “Margarita, tocca qua. Che senti?”

“C’è un nodulo, figlia. Eh sì, sì. Io andrei a farmi vedere.”

“All’ambulatorio Scott? So di due che ci hanno lasciato la pelle. Sì, marito e moglie del doz appresso, il 26 Z 12. Andarono per un’intossicazione alimentare e nessuno li ha più visti.”

“No, Deanne. A me dissero che si erano trasferiti nel vecchio doz di lui. Là era morta una coppia per suicidio.”

“Tu dici? Allora ci vado.

Jonathan, cretino, hai visto che il noduletto c’era? Tu qualsiasi cosa mi tocchi senti duro questo e pure quello, bestione.

E io ti punisco e la notte me le passo con Margarita. Eh, Margo? o quella voglia lì ti è passata?

Manda il tuo Felipe col mio maschietto così si divertono pure loro.”

Anche se non era più la bimbetta senza neanche un pelo a far gola a tutto il doz 26 Z 13 Deanne era poco più che una fanciulla, sterile come tutte quelle che conosceva.

Da quando le cose erano cambiate aveva acquisito il gusto di far l’amore col marito e con quelli funzionanti che le andavano a genio, senza smettere per questo di essere lesbica.

Bimba non era più ma si conservava piccolina: l’abbraccio di Jonathan la conteneva quasi tutta mentre si recavano all’Ambulatorio.

“Jo, io ho paura che mi faccia la pelle invece di curarmi. Chi glielo impedirebbe?”

“Allora sei proprio fissata. Io continuo a pensare che non c’è niente sotto quella ciccia. Ma voi donne avete il tocco più delicato; a voi danno lavori che non vi procurano calli alle dita e perciò mi arrendo.

Ma con tutte queste paure sei tu la scema.”

Quando Scott la palpò fece la faccia seria.

“Tu, come ti chiami? … Deanne. E che aspettavi a correre qua? Questo è un brutto carcinoma.

Sì, sì, lo possiamo curare; ma queste sono cose a sviluppo più che rapido.”

Jonathan, mortificatissimo, prese a baciarla su tutto il viso stringendola e singhiozzando con lei.

“Su, su, ragazzina” aggiungeva il dottore. “Vedrai che ti rimetto in sesto. Cominciamo con una punturina qui, vicino alla parte e fra tre giorni torna e vediamo come va.”

Quando tornarono erano distrutti: il nodulo era evidente anche per il marito, nonostante le sue callosità e lei era tanto spaventata da non pensare neanche più al sesso.

“Eh, sì” rimuginò Scott. “Come pensavo. Questa è proprio una brutta cosa e bisogna aggredirla in maniera violenta. Ora ci penso io.”

“Ma dottore” s’impuntò lui, “questi tumori non si operavano una volta?”

“E che ci fai? No, no. Il carcinoma no.”

Altra punturina e i due tornarono al doz affranti.

“Te lo dicevo, bello mio, che questo è un ammazza-cristiani” sussurrò lei.

Prima che scadesse il termine per tornare a farsi visitare Deanne non riuscì a lasciare il letto, debole e febbricitante com’era col il seno destro duro e rigonfio, del tutto diverso dal sinistro.

Fu chiamato Scott ma a visitarla fu un suo sostituto il quale, oltre che guardare e tastare non potè fare altro che allargare le braccia.

Jonathan questa proprio non la lasciò passare: afferrò il medico e gli scaricò una caterva di pugni prima che quello riuscisse a darsi a una fuga precipitosa.

 

Arthur Scott parlava con Eliza Vinos, Sovrintendente del Servizio Sanitario, che lo sogguardava da dietro una grossa scrivania.

“Betty, se n’è andato anche il decimo paziente, una ragazza con una cisti da niente, assolutamente benigna. Le ho iniettato qualcosa di letale con gli effetti di un carcinoma incurabile.

E con questa è fatta. Dieci cadaveri a mare e per me scatta il premio di produzione e il trasferimento a un altro Ambulatorio. E che sia lontano, ti prego.

Il marito di questa Deanne ha aggredito chi mi sostituirà e che provvederai ad ammaestrare a dovere: denuncia per tentato omicidio e pure quel tipo è finito a far compagnia alla moglie con un buco in testa.

Questo consideralo un omaggio del sottoscritto e il traguardo è più vicino. Tutto…” ed entrambi si unirono in una sola voce, “…purchè lo scopo sia raggiunto.”

“E lo avremmo raggiunto già” commentò la Vinos, “se di carogne come te ne avessimo di più”.

 

“Signore e signori” declamava il Sovrintendente alla Demografia Mondiale rivolto ai colleghi delle altre Sovrintendenze, “le politiche di smaltimento hanno ridotto la popolazione da 9 a 6 miliardi di individui e sono tutti consumatori con voraci ganasce.

Conoscete qualcuno, per isolato che sia, che non possegga auto, vestiti adatti a ogni stagione e ripostigli di casa colmi di ogni bene?

Quanto pensate che possano durare le scorte energetiche di petrolio, carbone, gas e uranio? E quanto dobbiamo entrare più addentro nelle viscere del pianeta per reperire altro alluminio, stagno, rame e quant’altro sia alla base dei generi di consumo? Tutto diventerà introvabile o costosissimo!

Possiamo basarci solo sul ferro, zolfo, silicio, legno, acqua e aria, tenendo presente che anche per procurarci quelli, in un modo o nell’altro consumiamo energia a strafottere.

La vita, con un minimo di benessere, non è per tutti ma per un’umanità ridotta al massimo a mezzo miliardo in tutto il mondo e in tempi brevissimi. Solo così, l’energia rinnovabile, messa su nel frattempo, dovrebbe bastare.

Miliardi di persone devono andarsene ma non al termine naturale di una vita che si è dilatata innaturalmente, ma subito!

I drastici provvedimenti da adottare…”

 

(4. Continua venerdì prossimo, 13 aprile)

 

Roberto Bontempi

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12 Commenti
  1. Lina Cuomo 2 settimane fa

    Grande Roberto

  2. PaolaRi 2 settimane fa

    Ottimo questo romanzo

  3. Ketty Smile 2 settimane fa

    Eccezionale

  4. Barby1980 2 settimane fa

    Geniale Roberto

  5. SamanthaBelli 2 settimane fa

    Incredibile come sei bravo

  6. DolceMia 2 settimane fa

    Uno scrittore da ammirare

  7. Silvy 2 settimane fa

    👏👏👏👏

  8. Sara Sanna 2 settimane fa

    Sempre geniale sei.. Oramai non sei più una sorpresa

  9. ZaraTremila 2 settimane fa

    Grande

  10. Terryte 2 settimane fa

    Incredibilmente bravooo

  11. MillyCarbone 2 settimane fa

    Il TOP semplicemente

  12. Autore
    Roberto Bontempi 2 settimane fa

    Grazie.

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