Quegli antipatici degli “altri”

 

Soffri anche tu della sindrome da isola deserta? Io ne ho sofferto per anni, e talvolta continua a fare capolino, quando gli “altri”, questi personaggi che non ci capiscono, che non ci amano come dovrebbero, attraversano in massa le mie giornate.

Gli altri sono tutti quelli che attraversano la tua vita, non solo l’automobilista che ti suona il clacson, o il postino che ti consegna un chilo e mezzo di bollette. Gli altri sono anche il tuo cane, tua madre, il tuo lui, la tua lei, ma una regola d’oro è che gli altri sono più altri del solito quando tu, lì dentro, non ti senti un granché.Vale la pena di ripeterlo ancora una volta, dato che il mondo è diverso a seconda di come tu ti senti, guarda caso quando stai male la distanza tra te e chi ti sta intorno si allarga, gli altri sono ancora più altri: lontani, incomprensibili, insopportabili estranei.

E quando invece saltelli pieno di gioia da un marciapiede all’altro (spero ti sia capitato almeno un paio di volte nella vita…) quella distanza sembra colmarsi quasi totalmente, non percepisci più una separazione netta tra te e gli altri, le cose sembrano fondersi, improvvisamente c’è comprensione, allegria, amore.

D’altra parte la sindrome da isola deserta ci porta a considerare con gioia un mondo abitato principalmente da noi stessi e da quelle persone che con cui ci sentiamo in stretta affinità. Il resto dell’umanità potrebbe anche emigrare all’altro capo della galassia, per quello che ci interessa.

Pensiamo che gli altri, fuori da noi e dalla nostra stretta cerchia di affini, siano solo di intralcio alla nostra vita. Purtroppo però l’isola deserta è data a una percentuale molto bassa di persone, e visto che tu non ne fai parte (non ci sono librerie sulle isole deserte, e quindi non vedo come potresti avere questo libro tra le mani), forse vale la pena capire se ci sia un modo per rendere gli altri una risorsa, e non più uno scomodo ostacolo da superare ogni giorno.

Per prima cosa ti propongo di farti alcune domande: se tu fossi felice, totalmente realizzato, pieno di energia e gioia di vivere, come sarebbe il tuo rapporto con gli altri? Come reagiresti quando, in fila per entrare al cinema, un tizio ti spintonasse e passasse avanti a te? E se invece ti sentissi depresso, pieno di astio e rancori trattenuti, deluso dalla tua vita, come reagiresti nella stessa situazione?

Su un’isola deserta vivremmo forse con più tranquillità, ma non avremmo la possibilità di comprendere noi stessi, perché ci mancherebbe inevitabilmente un riferimento esterno a noi, ossia gli altri.

Le persone con cui interagiamo ogni giorno ci permettono di farci ogni volta delle domande, e di capire quali sono le reali motivazioni che ci spingono, di volta in volta, ad assumere un atteggiamento, attuare un comportamento, dire e fare determinate cose. Gli altri, per così dire, ci fanno da specchio.

Tecnica per cambiare il proprio punto di vista

1. Siediti con la schiena diritta e chiudi gli occhi.

2. Ricorda una scena in cui hai avuto una discussione con qualcuno, e tu eri convinto di avere ragione.

3. Osserva la scena dall’alto, come se tu non ne facessi parte.

4. Ora, entra nel corpo dell’altra persona e vivi la scena come se fossi lei.

5. Cerca di percepire quali erano le reali motivazioni che la spingevano a dire o fare ciò che faceva o diceva, cerca il più possibile di assumere il suo punto di vista.

6. Quando ti senti soddisfatto delle cose che hai compreso, esci dalla persona e riapri gli occhi.

Puoi attuare questa tecnica in modo anche più articolato, per esempio entrando nel punto di vista di più persone (sempre una alla volta), se erano presenti diversi soggetti, oppure entrando e uscendo alternativamene dal tuo punto di vista e da quello dell’altra persona, per comprendere meglio le differenze tra i due.

E’ importante che tu cambi il punto di vista fisicamente, ossia che tu ti sforzi realmente di entrare nel corpo della persona, vedendo quindi la scena con i suoi occhi, immaginando le sue sensazioni fisiche e il suo stato mentale. E’ altrettanto importante che tu attui la procedura nel modo più neutro possibile, cercando di vivere ogni cosa in modo sobrio e senza esercitare giudizi (se questo ti risultasse difficile, è sufficiente che tu torni di tanto in tanto a vedere la scena dall’alto, assumendo un punto di vista distaccato).

Questa tecnica è utilissima per comprendere il punto di vista degli altri. Non necessariamente ti porterà a ribaltare le tue opinioni su una certa persona o sull’argomento di una discussione, ma certamente ti aiuterà ad ampliare la tua percezione e la tua comprensione di quella determinata esperienza.

Puoi giocare con i punti di vista nel modo che più ti piace, assumendo, perché no?, quello di un albero, di una pietra, di un personaggio storico, di un oggetto e così via… più ti eserciterai a mutare il punto da cui guardi e percepisci il mondo, più diventerai elastico, e sarai in grado di comprendere situazioni complesse e problematiche con un solo sguardo.

Tecnica per comprendere gli altri

1. Siediti con la schiena diritta e chiudi gli occhi.

2. Ricorda una scena in cui qualcuno ti ha ispirato sensazioni negative (potresti esserti sentito aggredito, insultato, avere provato paura, vergogna e così via).

3. Guarda la scena dall’alto, come se fossi un testimone.

4. Raggiungi un punto di vista, allontanandoti progressivamente dalla scena, dal quale l’osservazione del fatto non ti provoca più nessun tipo di sensazione particolare.

5. Quando ti senti perfettamente calmo, considera quella persona che ti ha ispirato le sensazioni negative come un semplice essere vivente. Considera il suo corpo, la sua struttura ossea, la meccanica delle sue cellule. Compara l’essenza di questo essere alla tua e a quella delle persone che ami, e concentrati sulle somiglianze tra la meccanica di quel corpo, l’essenza di quell’essere vivente, e quella delle persone che ami.

6. Vedilo come un essere straordinario che abita il tuo stesso mondo.

7. Considera che ciò che ti ha urtato di quella persona è solo la superficie grezza di un elemento prezioso e bellissimo.

8. Ora, ritorna a contemplare la scena, avvicinati gradualmente e fai attenzione alle sensazioni che provi.

9. Se le sensazioni che provi sono sgradevoli, ripeti la procedura, se invece sono neutre, hai già fatto un buon lavoro.

Grazie alla presenza degli altri, se sei così bravo da usarla invece che esserne usato, tu puoi arrivare a comprendere meccanismi molto profondi di te stesso, che altrimenti non ti sarebbe mai dato di intravedere, perché si attivano proprio nel momento i cui ti relazioni con qualcuno.

Tutti abbiamo una tipologia di persone che non amiamo, c’è chi non sopporta gli egocentrici, chi è intollerante ai timidi, c’è chi cambia marciapiede quando vede un adolescente e chi si innervosisce copiosamente ogni volta che parla con un poliziotto. E’ facile comprendere che nessuna categoria di persone è di per sé, oggettivamente, più o meno tollerabile di un’altra. Io posso amare le persone molto sicure di sé, mentre magari tu preferisci la compagnia di persone insicure e titubanti. Ma perché accade questo? Ogni volta che incontriamo qualcuno, si attivano in noi una quantità di meccanismi legati al nostro passato, a convinzioni che ci siamo fatti, esperienze che abbiamo avuto e così via. In un certo senso tutta questa mole di informazioni noi la riviviamo in una frazione di secondo ogni volta che una persona attiva il nostro meccanismo.

Ritornando all’esempio, può darsi che io mi sia sentito sempre insicuro da bambino, e che mi sia attaccato moltissimo a mio padre, che era una persona forte e di polso, che mi ha guidato e sostenuto anche quando avrei dovuto incominciare ad essere indipendente. Così, quando mio padre è morto, mi sono ritrovato a trent’anni senza la figura che da sempre mi diceva cosa fare e cosa scegliere. Per colmare quel vuoto, ho cominciato a frequentare persone molto sicure di sé, a farmi dire ogni volta cosa dovevo fare, ho scelto di avere amici pieni di iniziativa per non dovermi mai più confrontare con quell’aspetto di me stesso. Questo naturalmente è solo un esempio, altre volte accade che si attivino in noi meccanismi molto più semplici.

Talvolta il comportamento di certe persone ti urta in modo particolare, ed in quei casi è fondamentale iniziare a farsi qualche domanda, e capire perché proprio quel comportamento attuato proprio da quella persona ti fa provare determinate sensazioni. Ad esempio potrebbe essere un comportamento che anche tu avevi un tempo, ma che poi hai corretto con grandi sforzi, e che ora non tolleri più negli altri. Oppure un dato comportamento ti innervosisce perché vorresti anche tu essere capace di metterlo in atto, mentre non ti senti all’altezza. O ancora vedere un certo comportamento che ti irrita ti fa capire che anche tu talvolta ti comporti in quel modo, ma per nasconderlo ancora di più ti arrabbi con gli altri.

Ogni volta che il comportamento di qualcuno fa scattare in te qualcosa che ti infastidisce, è sufficiente che tu inizi a porti domande come queste. Non è necessario che tu ti sforzi fino allo sfinimento per comprendere subito l’origine dei tuoi meccanismi, basta invece che ti poni qualche domanda, ogni volta che senti scattare il meccanismo, e gradualmente tutto ti sarà più chiaro. Questo perché ogni volta che ti fai una domanda, è come se tu indicassi con l’indice il tuo meccanismo dicendo “ti ho visto!”, e lui, dato che si nutre della tua non-consapevolezza, inizia a perdere qualche colpo. Dopo una buona dose di “ti ho visto!” del meccanismo rimane solo una marionetta senza potere, che magari continua ostinatamente a mettersi in moto, ma che tu ormai riconosci al volo e prontamente ti fai una bella risata.

Così, grazie alla presenza di questi miliardi di altri, che ogni giorno ingolfano il nostro cammino e fanno scattare metodicamente le nostre trappole interne, noi possiamo metterci a punto ed evolverci ad una velocità che gli abitanti snob dell’isola deserta neanche si sognano.

E’ superfluo dire che una volta che avrai scardinato i tuoi meccanismi più importanti, la presenza degli altri, che siano rabbiosi impiegati delle poste, vecchiette bacchettone, ragazzini pestiferi o madri iperprotettive non sarà più causa per te di crisi isteriche o nevralgie da stress, saranno semplicemente gli altri, con i loro difetti e i loro splendori, e tu potrai ridere delle loro nevrosi, ma, in fondo, ti sentirai stranamente disponibile e in pace nei loro confronti.

 

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