RACCONTI – 2

IL  RITORNO

 

“Ritornerò, tesoro. Cosa vuoi che sia? Noi siamo gli USA no? Quelli combattono ancora con lancia e frecce come i Sioux. Ti porto lo scalpo di uno di loro. Contenta?”

“Non scherzare, Johnny. Una guerra proprio adesso che ci siamo sposati? Con tutti i progetti che…”

“No, Betty. Non piangere, tesoro. Vedrai che non ci vorrà molto. Ritornerò. Ti fidi no?”

 

Sto acquattato nell’acqua e nel fango di questa giungla puzzolente. Sudore addosso e acqua dappertutto. E i Charlie non si vedono, ma se ti vedono loro, addio. Ma io ritornerò. L’ho promesso a Betty. Non deve sapere che questi sanno combattere e come e… Ma che ci faccio qui?

 

Betty legge a mamma e papà : ‘Carissima, tesoro bello che mi manca un sacco. Non preoccuparti. Ritornerò presto. Lo sento. Qui è tutto liscio. I Vietcong scappano appena mi vedono. La guerra la vinco io solo e presto ti stringerò, tesoro bello mio che mi manchi tanto. Qui la vita è di tutto riposo e pericoli non ce ne sono. Non tanti. Non dar retta a radio e giornali. Qui combattono ancora con lance e frecce, te o dicevo. Noi siamo gli USA no? Mi manchi tantissimo, tesoro che ti amo tanto. Ritornerò presto. Tuo Jonny.

 

Con la massima deferenza a Elizabeth portano un vaso di peltro con una lettera:

“Betty, tesoro sempre. Qui siamo d’accordo in cinque. Bisogna che alle mogli si facciano arrivare i resti di chi non ce l’ha fatta. In questo caso è toccato a me. Mi dispiace, tesoro bello, pensavo davvero di ritornare in un’altra maniera. Scusami. Baci. Sempre il tuo John.”

 

Alessandro Conte

 

 

IL  RITARDO

 

Un minuto. Un solo minuto e Sonia avrebbe potuto essere mia per sempre.

Quando l’ho incontata mi sembrata una che dice ‘Perché no?’ quasi per intercalare. Le offro un drink e col ‘perchenò?’ accetta. Le chiedo di sederci vicini a chiacchierare in un separè e ‘perchenò?’ Le propongo di andare a passare la notte assieme e ancora ‘perchenò?’ O sono un Gastone Paperone o sono davvero uno ‘bello e raffinato’ come mi definisce.

Sonia insegna alle superiori ed è candida e serena nel rivelarmi che si è liberata da poco da ogni legame affettivo.

Notte stupenda e travolgente, che lo dico a fare?

I miei, moglie così così e figli non sempre sopporabili, sono abituati alle mie notti passate lontano in albergo per tutta la settimana lavorativa.

Lascio Sonia, bellissima, a dormire nel letto, tutto un erotico disordine, ancora più bella nella sua rilassata nudità, ed esco per rimettermi nel solito tran tran.

Ma chi l’ha mai avuta una così disinvolta in amore? Una così bella, così raffinata?

Passa del tempo mentre sono a tontolare senza combinare un beneamato con i pensieri che mi esondano dalla testa. Poi mi dico : “Perché no?” e corro all’albergo.

Il portiere, neutro, afferma:

“Sì, la sua signora ha preso un taxi un minuto fa. Aveva un treno in partenza.”

Un minuto solo e Sonia e io…

Avremmo condotto una vita a dissipare i miei sudati risparmi; avrei fatto senza la mia Marisa, paziente, devota e in mia perenne adorazione; non avrei più sentito addosso la mia adorata discendenza, Teresa che lancia i suoi ‘Papà! Papà!’ prima di corrermi incontro, Lorenzino che si aggrappa alle mie gambe, i cari, divertenti amici del vicinato…

Sonia bella, addio e grazie.

E grazie anche per essere partita un minuto prima del mio arrivo.

 

Alessandro Conte

 

 

L’ AUTORIZZAZIONE

 

“Mi sento autorizzato a chiederle di non frequentare più la chiesa.”

“Cosa?! Si sente autorizzato. Io mi sentirei autorizzato a darle un pugno in faccia, lo sa? Crede che l’abito talare le dia il potere di scomunicare le persone?”

“Senta, non faccia scenate. L’ho convocata qui in canonica proprio per comunicarle quanto detto in via confidenziale, salvaguardando la sua dignità e la sua privacy. Apprezzi almeno questo.”

“Col cavolo che mi assoggetterò a una prepotenza simile! Se riesco a portarcela, verrò con mia moglie, anche se è atea.”

“Proprio sua moglie! Lei ci convive, non l’ha sposata!”

“Pensa che se avessimo potuto non ci saremmo sposati?”

“Lo so, lo so. Siete entrambi divorziati e avete imbastito questo bel concubinato! Bell’esempio per gli altri buoni parrocchiani!”

“Lei vuole proprio che la prenda a botte.”

“Faccia pure. Però nella mia chiesa lei e la sua amante non siete beneaccetti!”

“La sua chiesa? E quando l’ha acquistata? E ha comprato anche questa bella canonica?

La chiesa è di tutti i fedeli. Di tutta la popolazione, credente e laica, dato che è stata edificata coi soldi pubblici!”

“Ma sono autorizzato a curare e amministrare a modo mio sia la chiesa che la canonica. Lo sa questo? E di ciò sono responsabile solo verso Dio e il mio vescovo!”

“Io sono credente e in chiesa ci verrò ogni volta che vorrò!”

“E io nella Casa del Signore non l’ammetterò a costo di far intervenire la Forza Pubblica. Mi sentirò autorizzato a scacciarla come fece il Buon Gesù con i profanatori del Tempio! Lo griderò forte di quali peccati continua a pascersi!”

“Il Signore capirà e mi perdonerà quando nella Sua Casa le mollerò una serie di calci in quel culo sfondato di prete fasullo qual è!”

Lo strepito forsennato dei due si era sparso per i dintorni e molti buoni parrocchiani si erano sentiti autorizzati a scambiarsi le facce più perplesse possibili dinanzi alla canonica senza perdersi nulla di quella strana piazzata del tutto confidenziale.

 

Alessandro Conte

(Vi do appuntamento a mercoledì prossimo, 14 marzo, con altri racconti brevi)

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5 Commenti
  1. Lina Cuomo 1 mese fa

    Ma che bravo.. Ogni cosa che racconti la trovo entusiasmante

  2. ZaraTremila 1 mese fa

    Ale sei un maestro di scrittura

  3. EnzaMolonaro 1 mese fa

    Chapeau davvero

  4. DolceMia 1 mese fa

    Accidenti che storie… Che racconti

  5. Autore
    AlessandroConte 1 mese fa

    Grazie a tutti.

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