Un cucciolo di Uomo aprì i suoi sensi per la prima volta. Gli occhi iniziarono ad esplorare la profondità dello spazio che lo conteneva. Non c’era giudizio in quello sguardo.. solo un affacciarsi a qualcosa di nuovo, mai visto prima. Iniziò ad udire qualcosa che vibrava.. Il silenzio di prima era svanito.

Chiuse gli occhi, ma i rumori persistevano. L’istinto lo portò ad avvicinare le mani alle orecchie per tapparle. “Cosa sono?” Mani, braccia, pelle. “Quindi è questo il mio contenitore..” pensò, mentre alzando il collo si scrutava fino alle dita dei piedi. Attorno a lui una gabbia a forma di culla, la terza gabbia che percepiva nel fisico. Si sentiva contenuto, appunto.

Preso dallo spavento, da quella sensazione di profonda solitudine che provava così intensamente per la prima volta, iniziò a piangere.

Lacrime di limpida soluzione salina che inondavano le sue guance. Apprese così, per sua inconscia volontà, anche il senso del gusto. Lingua, bocca, gengive.. Un buco al centro del mezzo del mio sentire. Un corpo e Lui dentro.

Fino a qui poteva accorgersi di non essere quel corpo. Fino a qui era semplice capirlo.

Il cucciolo di Uomo smise di piangere per stanchezza ed iniziò a conoscere un’altra sensazione; la fame. Brontolava lo stomaco vuoto come tutto il resto a detta del suo giovane primo cervello. Spaventato nuovamente, da quella sensazione, iniziò a lamentarsi con un pianto soffocato. “Ecco, non sono solo” pensò quando vide qualcosa di molto grande occupare lo spazio che dapprima sembrava vuoto. “Chi è?”, non era importante ma rappresentava la sua curiosità. Senza poter comprendere percepì un senso di fiducia, “lui è innocua”. “No, è colei che mi ha generato, è una lei, lo so.”, “quindi Lei, è innocua e adesso mi sazierà”. Vedendo riempirsi di colori, profumi e rumori la stanza, pensò che fosse ovvio che la stessa avrebbe riempito il suo stomaco. E così fù.

La madre le avvicinò il suo seno e lui iniziò a succhiare, mordere con avidità, come fanno tutti gli animali presi dalla fame avida di pienezza.

“Non sono solo”, si ripeteva mentre nutriva il suo contenitore. Ed in quel nutrimento non solo il latte passava. Ansie, gioie, passioni, frustrazioni, tutte le emozioni si trasferivano da lei a lui ed anche a Lui.

Il cucciolo di Uomo iniziò a voler ripagare sua madre di quel cibo, in un inconscio volere che era la colla che avrebbe mantenuto in piedi l’illusione che la sua mente elaborava ed i suoi sensi, appena conosciuti, avrebbero percepito.

Fino a qui poteva accorgersi di non essere quel corpo. Fino a qui poteva essere semplice capirlo, ma non doveva esserlo. Lui scelse di chiudere quel Sentire e di dedicarsi ai sentire.

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3 Commenti
  1. Foto del profilo di Walentina Gruppillos

    Bellissimo! Complimenti! Un rapporto simbiotico ed indistruttibile tra madre e bambino! Fa tenerezza ed è commovente! Di come teniamo un’altra vita nelle nostre mani e dobbiamo lasciarla andare…
    Opere come la tua fanno scaturire pensieri ed emozioni e sensazioni che possono dare un nuovo vigore alle parole!

  2. Foto del profilo di FortuNato
    FortuNato 4 settimane fa

    La Vita in 446 parole. Grazie!

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