Una coppia… qualsiasi – 3

EZIO  E  ROMINA   7 – Convincimenti

 

“Romina, Rominuccia, non dirmi che stai diventando razzista.”

Ezio aveva accompagnato il suo dire stupito con evidente intenzione di scostarsi.

“Se ti allontani un altro po’ cadi dal letto, tesoro” fece Romina, acida.

“Romy, non puoi fare di tutta un’erba un fascio. La maggior parte dei musulmani è pacifica. L’Islam è una religione di pace.”

“Te l’ha detto Bagdadi? Se non lo sai è la guida dell’Isis. O te l’ha lasciato scritto Saddam Ussein prima che gli tirassero il collo?”

“Che c’entra? Quelli, quelli …”

Romina per quanto fosse convinta di parlare con un deficiente non voleva lasciarglielo capire. Perfino il suo Ezio era meglio che restare da single. E quindi cercò di aiutarlo ad arrampicarsi sugli specchi:

“Lo so che essere generosi e altruisti è bello, va di moda e attira gli applausi ma io ho le mie convinzioni. E ti prego di lasciarmele come sono.”

“Va bene, cara. Lasciamo pure cadere il discorso. Ma ti prego di non manifestare i tuoi sentimenti razzisti in presenza dei nostri amici.”

“Ora, Ezio del … non lo voglio dire, mi alzo, prendo il mattarello e te lo do in testa una volta, anzi due.”

“Perché? Vogliamo rischiare di perdere gli amici? Quelli sono sicuramente anima e core, per l’accoglienza estrema, costi quello che costi e così via.

Ora ridi? Che ho detto? Una barzelletta?”

“Non ricordarmi le barzellette, per favore. Mi ne raccontasti una quando ci siamo conosciuti e avevo deciso di non uscire più con te, guarda. Se ci penso mi viene una tristezza…

Torniamo agli amici che non vuoi rischiare di perdere. E dove sono? Già fatto, caro mio. Persi, dileguati, dispersi nel mare dell’indifferenza.”

“Lo sai, Romina, che hai l’animo poetico?”

“Che fai? Ti fai sotto? Meglio se stai lontano, via. Io sono razzista convinta! Odio i musulmani, va bene?”

“Ma questo, a rigor di logica, tesorino di Eziuccio tuo, non si può chiamare razzismo. Ci sono musulmani di tutte le razze, anche italiani che, tranne poche infiltrazioni colorate, sono di razza bianca.”

“Allora basta che non si sospetti che la razza c’entri qualcosa si può odiare tranquillamente chiunque?”

“Credo di sì. Però quando discuti delle tue convinzioni antislamiche ti prego di premettere ‘Badate però che non sono razzista’. Così chi ti sente non si mette subito in allarme. Capito?”

“Capito? Se c’è uno scemo qua sei tu. E anche un cacasotto pusillanime incapace di sostenere le propie convinzioni con virile coraggio.

E a proposito di virilità, visto che ne sei quasi privo, vattene subito da questo letto. Via. Non mi servi. Sul divano, sciò.”

Ezio, si eresse come un gladiatore ferito e raccolse tutto il coraggio per obbedire. Quando la sua Romy-Romy si convinceva di qualcosa non la smuoveva neanche il terremoto.

 

Fernanda Di Marte

 

 

EZIO  E  ROMINA   8 – La trasgressione

 

‘Topina Vogliosaaaa’ ed Ezio sorridente e speranzoso si mise in attesa davanti al pc continuando a fissare lo spazio chat.

‘Sì’ si leggeva infine in quello spazio. E poi:

‘Orsetto bello, che piacere leggerti di nuovo. È passata una vita nel frattempo’.

‘Topina, ma sei proprio tu? Quella dell’altra volta? Sì, qualche settimana fa? Hai ragione, è un’eternità’.

‘Io friggevo, lo sai?’

‘Alt. Prova del nove. Se sei proprio tu e non un’amica con la quale stai d’accordo a prendermi ecc. dimmi chi sono. Tutto completo, sennò non vale’.

‘Cominciamo con le perversioni, Orsetto Coccoloso?’

‘Ora sì che annamo bene. Sei proprio la Vogliosa che m’ha risposto la volta scorsa. Scusa, volevo dire la Topina Vogliosa’.

‘Che bello sentirmelo dire. E risponde a come sono tutta tutta, a partire dalla Topina, naturalmente.

Dimmi, Orsetto bello di Topina tua. Sei solo quindi. La megera è partita, come mi avevi digitato?’

‘S’è tolta dai… Non farmelo digitare, per favore, che poi ti fai una brutta impressione di me. Io sono una persona seria’.

‘Ora, Orsetto, non stare a farmi la solita manfrina del brav’uomo. Se fossi serio non staresti a chattare con me. Ma non mi avresti dato la possibilità di fare questo alle spalle di quell’abominevole che chiamo marito.’

‘Hai ragione. Anch’io non la sopporto quella stregaccia che mi sono appioppato come moglie. Allora facciamo?’

‘Sì sì. Non vedo l’ora. Ci spogliamo proprio come se stessimo assieme davanti a un letto invitante?’

‘Topina, così concludiamo prima ancora di cominciare. Devi andare piano in queste cose. Voi donne potete anche affrettarvi ma noi maschietti se lo facciamo è finita.’

‘Hai ragione, Orsy-Orsy Coccoloso Coccoloso. Mi comprenderai se pensi che non l’ho mai fatto prima.

Oh, che bello trasgredire! E ti prego, non farmene pentire. Se mi piacerà troveremo un sistema per digitarci più frequentemente, occhèi?’

‘Sei tu che dici che se c’è tuo marito tra i piedi non ci possiamo contattare. Io per conto mio un modo per leggerci lo troverei. Lei il pomeriggio dorme e lo fa per due ore, sempre, precisa come un orologio’.

‘Questo è un vizio che hanno un po’ tutte  le donne e c’è un motivo che se entriamo un po’ più in intimità ti dirò. Ma mio marito è sempre tra i piedi, disoccupato com’è e vorrebbe intromettersi anche quando voglio stare un po’ sola con me stessa’.

ALT!!!! L’allarme era scattato.

Ezio si accorse che Topina Vogliosa non era altri che la sua Romina. La zozzona trasgressiva.

Che fare?

‘Sai che ti dico, Topina dei miei stivali?’ digitò forsennatamente. ‘Trovatene un altro per questi tuoi giochini. Io ci tengo molto a mia moglie, se non lo sai. Vabbene?

Se ti permetti ancora di interferire nella onesta vita di una normalissima coppia, fedelissimi l’uno all’altra ti denuncio alla Polizia Postale. Vabbene?’

Chiuse sentendosi un verme. Romina sarebbe tornata ma talmente avvilita che sarebbe stata inutilizzabile per svariati mesi.

 

Fernanda Di Marte

 

 

EZIO  E  ROMINA   9 – La barba

 

“E dalli.” Romina è al limite. I peli di Ezio le stanno letteralmente traforando la delicata pelle del viso. “Ezio del… proprio quello che non riesco a dire. Lo vuoi capire, testone, che a letto non si viene con un barbone come il tuo? Non nel mio letto, almeno.”

“Romincettina, devo farmela di nuovo? L’ho fatta nel pomeriggio per incontrare quel tipo, quello che mi voleva offrire un lavoro. Sai cos’era? Vendita porta a porta.”

“E tu, spero, abbia accettato.”

“Romina, io sono laureato, se non lo ricordi!”

“E con questo? I laureati non devono mangiare come tutti quelli con la scuola dell’obbligo? Quelli magari riescono a far felice la moglie.”

“Comunque la barba l’ho fatta nel pomeriggio. Non è colpa mia se mi cresce così a vista d’occhio.”

“Infatti, pare che così sveltamente da un po’ ti cresca solo la barba.”

“Che vorresti dire, Romina?”

“Niente niente, cose mie. Insomma te l’ho chiesto gentilmente. Ora te ne vai subito fuori da questo letto per tornartene solo quando avrai la faccia più liscia di un cesso?”

“Che paragone di cacca, Romy, lasciatelo dire.

Non lo farò! Ho anch’io una dignità. Che ridi?”

Ma essere relegato sul divano per l’ennesima volta pesava a Ezio. La sua Romina gli serviva come quasi indispensabile e morbido cuscino cui aggrapparsi. Quasi un ritorno all’orso di peluche, in questo caso formato extralarge.

Riaprì la porta da cui era stato bannato ma non certo per umiliarsi.

“Romina, dormi?”

“Per te sì, istrice.”

“E tu, allora?” ed Ezio stette un buon minuto ad aspettare il ritorno della compagna alla piena coscienza. Lo sapeva che lei avrebbe ignorato ogni ragionevole richiesta. Ma quella era una domanda aperta sul mistero. Quale Romina poteva resistere al desiderio di dipanarlo?

“Io, cosa?”

“Istrice io? E tu col tuo boschetto rasato da una settimana non credi di essere pungente anche tu? Te lo hanno spiegato che i maschi in certe zone sono molto delicati e sensibili?”

“Senti senti.” E dopo un minuto di ponza e riponza: “Ma che mi tocca di sentire! Lo sai che significa farsi farsi la ceretta? Spellarsi viva dopo essersi ustionate e tutto questo per una cosa che potrai guardare solo tu.”

“E credi che la pelle non si scortichi a furia di passarci una lametta? Il rasoio eletrico mi fa incarnare i peli.

È sempre la tua tirchieria a guidarti.”

“No, caro. Se è a questo che puntavi, niente da fare. Fatti bastare la paghetta fino a sabato e trovati un lavoro serio, sotto padrone. Il libero professionismo non fa per chi al massimo può fare l’impiegato di fila.”

“No, cara, questa volta non puntavo al tuo borsellino. Dicevo, perché non vai da qualche istituto d’estetica? Là, mi dicono, neanche te ne accorgi della ceretta.”

“Ci penserò. Ma, parla parla si è fatta quasi mattina. Ora puoi fartela la barba e venire a letto e sono disponibile perfino a pungerti un po’ in quelle tue parti delicate.”

Tornò a letto pensando alla ceretta indolore. Si sarebbe speso un po’ ma era stato Ezio a ventilare l’idea. Se l’importo lo avesse ricavato da quella famosa paghetta?

 

Fernanda Di Marte

 

(Vi do appuntamento a martedì prossimo, 27 marzo, con altre vicende)

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7 Commenti
  1. Lina Cuomo 4 settimane fa

    La barba è una storiella spettacolare

  2. DolceMia 4 settimane fa

    Più li leggo e più mi fanno ridere

  3. ZaraTremila 4 settimane fa

    Straordinari

  4. SergioBonetti1960 4 settimane fa

    Anch’io trovo la barba semplicemente spettacolare

  5. EnzaMolonaro 4 settimane fa

    Che personaggi sfiziosi però

  6. GiuliaBianchi 4 settimane fa

    Sono geniali veramente!!

  7. Autore
    FernandaDiMarte 4 settimane fa

    Un bacio a tutti.

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