UNA COPPIA… QUALSIASI – 4

EZIO  &  ROMINA.   10  –  Ezio/Romeo

 

“Romina, Romina, perché sei tu Romina?”

“Oh, bella. Perché così mi hanno chiamato i miei genitori.”

“Questo lo so.

Cambia il tuo nome e tutto si volgerà in amicizia verso di te, anche il mio cuore.”

“Ma dico, sei diventato scemo? Io cambiare il nome? Cambia tu il tuo. Ezio mi richiama subito qualcosa col la doppia zeta.”

“Tesoro, quello è Shakespeare, scritto scia-che-spe-are come respirare.”

“Giusto, aria. Via, via, sei tu che puzzi. Io no.”

“Romina, torniamo sul binario? E sì. Tu deragli, voce del verbo deragliare come stare, occhei? Mantenere il binario della conversazione, occhei?”

“Mantenere è in ere, non in are, cicciobello.”

“Occhei, diciamo così, sennò non la finiamo più.

Qualcuno, pensando che Romina richiamasse Romeo, mi ha voluto suggerire Giulietta e Romeo di Shakespeare. Io mi sono precipitato a farlo. Tutto qui.”

“Ora ho capito. Io sarei Romeo-Romina? Un trans, insomma. E a te fa tanto piacere pensarlo: far l’amore con un trans. Ma che bello, che ispirati sentimenti! Vattene via, brutto porco pervertito!”

“Romina, basta coi classici. Lo so che la lettura non è proprio nel tuo DNA.”

“E certo. Ora per diventare dei sapienti basta rifarsi alla tua letteratura. Hai scritto quel coso, sì quel mattone più pesante di un vocabolario di latino, latino anche nel titolo, ‘Ite, dies est’, mi pare e ti saresti aspettato che lo leggessi almeno io.

Niente da fare, cocco. Il mio tempo io non lo spreco.”

“Ora mi inc… incaglio sulle secche, amore.

Come fai a dire che non ti piace se ne hai lette sì e no una ventina di pagine?”

“Venti pagine in più di quante ne meritavo per le mie colpe terrene. Chi mi indennizzerà mai per tanto inutile dispendio?”

“Eppure c’è (o ci sarà) chi lo troverà splendido. Lo spunto era buono, anche se l’idea non era mia.”

“La scaletta per salire in Paradiso? Ma se n’è fatto abuso, specie nelle sdolcinature napoletane, in quelle canzoni strappalacrime che parlano sempre di amanti sfigati.”

“Sì, fissami, adesso. Ora so che non hai guardato altro che la copertina, tesoro mio, gioiello del Tevere. Non fa nulla.

Ora ci godiamo un bel riposino, Romina-Romeo, eh. E tu fai la parte di un trans, occhei?”

“Beh, pensandoci, sì, perché no? Ma devi rialzare un po’ il materasso dalla parte della testa, pervertitone mio.

Prova a mettere delle copie del tuo capolavoro là sotto; così forse a qualcosa serviranno.”

 

Fernanda Di Marte

 

 

 

EZIO  &  ROMINA.   11 – La privacy

 

“Scemoooo!”

La voce, come fosse sotto sforzo, si sentì dall’interno del bagno:

“Ce l’hai con me, tesoro?”

“C’è qualche altro scemo con me in casa?” rimandò Romina al suo Ezio rinchiuso là dentro.

“E che vuoi?” e dopo un po’ “tesoro?”

“Entrare, o faccio tardi al lavoro.”

“Ma non c’è requie neanche per fare i propri bisogni, Dio santo!”

“Apri subito e continua a fare quello che stai facendo. Io faccio le cose mie e tu le tue. Abbiamo un bagno solo, lo sai.”

Ezio non era contento di farla entrare e ce n’era tutto un valido motivo.

“Ma che puzza, ciccioEziobello che non sei altro!” e Romina contorse il viso in smorfiacce prima di piazzarsi davanti allo specchio a farsi bella. Ma era necessario: sapeva che sarebbe rimasta là davanti un bel po’ con pazienza, perizia e attenzione. “Ma cos’hai mangiato, maiale? Merda da riciclo?”

Ezio obiettò solo:

“Un po’ di privacy, per favore. Io e la mia ex non ci siamo mai osservati mentre ci siedevamo sul tronetto.”

“Tu lavoravi allora e la tua ex non ha mai dovuto rassettarsi un po’ in uno stesso bagno. Lei godeva di un doppio bagno, la rotta in …, la fortunata.

Credi che una donna riesca a concentrarsi in una simile atmosfera, che dire mefitica è dire buenos aires?”

Poi, fra occhi socchiusi, labbra a sedere di gallina, stiramento delle rughe una per volta, Romina riprese:

“Anche in una casa con più bagni io e i miei ex non abbiamo mai chiuso la porta della toilette e prego anche te di non farlo più, sporcaccione.”

“Potrebbe capitare che i bisogni corporali del partner ci disgustino e che ci si cominci a stare sulle palline prima o poi, non ci hai pensato?”

“Per dei bisogni corporali cui tutti si va soggetti? Ora le balle le spari tu, Ezio. Se non ti ho schifato finora, dopo aver vissuto con te per tanto, significa proprio che riesco a vivere con te bene, nonostante le tue manchevolezze, o che sono disposta a tutto pur di non vivere sola.”

Il suo ciccioEziobello non seppe mai quale delle due ipotesi non lo rendesse un single ancora più sfigato di quello che era.

 

Fernanda Di Marte

 

 

 

EZIO  &  ROMINA.   12 – La dignità

 

“Sai che, secondo me, dovrebbe uscire?”

“Ezio, lo stai dicendo sul serio? Totò Riina in libertà?” Romina mostrava tutto il suo disappunto esagerando l’espressione scandalizzata del viso.

“Cara, ha ottantasei anni. Che male può fare più?”

A questo punto la cara donna si era alzata da tavola e aveva cominciato una specie di passo dell’oca attorno ad essa prima di esplodere:

“Ezio dei miei stivali! Anzi Ezio del … quello che sei, dalla punta alla base!”

Altro po’ di marcetta hitleriana prima di dar voce alla vera replica:

“Ezio che non capisci niente, anzi Ezio che non capisci un … quello che sei.”

“…Dalla punta alla base?”

“Sì. E sei pregato di non interrompermi quando dico delle pure evidenze.

Allora tu dici che un mafioso quando è vecchio non può scrivere pizzini, non può incaricare dei sicari o dei bombaroli?”

“Beh, questo è vero, tesoro mio. Io non ci avevo pensato.”

“E come avresti potuto, poveraccio il mio Ezio? Per pensare occorre un cervello funzionante.”

“Tesoro, perché te la prendi con me? Mi sembrava giusto dare un po’ di dignità a un moribondo, mafioso o no. La morte non è uguale per tutti?”

“Questa è la filosofia ‘eziesca’? Ecco il nuovo Kant, siore e siori!

C’è chi la procura la morte e chi ne è vittima, hai presente la cosa? Ti si è acceso il cervellino?”

“Non ti arrabbiare, amò. Sai quanto me ne frega di Riina. Lasciamolo crepare e seppelliamolo nel letame, altro che fine dignitosa.

Sono pienamente d’accordo con te, Romincettinuccia.”

“Ora non esageriamo, tesorino di mammuccia tua. Seppellirlo nel letame, no. Una tomba deve averla anche lui. Tutti ne abbiamo diritto. La morte è una livella diceva quell’altro Totò.”

“Certamente, questo volevo dire dall’inizio.”

“Quello poi se la può anche pagare una vera e propria cappella mortuaria. Sarei curiosa di vedere cosa gli costruiranno gli eredi. Magari un monumento tipo Altare della Patria.”

“Ah, dici no? In fondo le onoranze si fanno a beneficio dei familiari, non proprio del defunto. E quelli, magari, non hanno ammazzato nessuno.”

Ezio credeva di aver dato una risposta sul generico e sul neutro ma aveva colpito nel segno senza neanche aver mirato.

“Ezio bello, eccetera eccetera. Lo sai che ci hai preso in pieno? Così mi piaci. Quando scavi a fondo e svisceri così bene le situazioni. Non è vero, tu il cervello ce l’hai!

Facciamo il punto su Totò Riina che muore e sa di essere seppellito alla stregua di Vittorio Emanuele Secondo. Rovinerebbe questo bel finale per scrivere degli insignificanti pizzini o mettersi con gente destinata a una tomba qualsiasi?”

Ezio spremeva il ritrovato apparato cerebrale per seguire Romina nelle sue elucubrazioni e trovarsi d’accordo con le sue opinioni. Ne andava della pace domestica e, forse, di ricavarci un amplesso in settimana.

“Ezio, ho cambiato idea. Quello è invecchiato in galera, ci è diventato il rudere che è. Non è giusto infierire. Deve morire con dignità e in libertà!”

E, nel marciare attorno al tavolo, Romina si sentì davvero tanto buona.

 

Fernanda Di Marte

(Vi do appuntamento al prossimo martedì, 3 aprile, con altre vicende)

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6 Commenti
  1. Lina Cuomo 2 settimane fa

    Qualsiasi veramente…ahahaha

  2. DolceMia 2 settimane fa

    Divertentissimi

  3. SergioBonetti1960 2 settimane fa

    Risate a crepapelle

  4. ZaraTremila 2 settimane fa

    Troppo forti quei due

  5. GiuliaBianchi 2 settimane fa

    Unici davvero

  6. EnzaMolonaro 2 settimane fa

    Coppia fantasiosa e divertente

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