UNA COPPIA… QUALSIASI – 7

EZIO  &  ROMINA.  17 – La suocera

 

Sembravano proprio il ritratto dell’amicizia eterna Ezio e la suocera. Sottobraccio al quasi genero, la signora Pina e ciuciuciù non la smetteva di vezzaggiarlo, poggiando il capo canuto sul braccio muscoloso, no diciamo solo sul braccio del genero.

Romina li osservava passeggiare su e giù per la stanza e se ne stette un po’ con le mani sui fianchi prima di sbottare:

“Insomma, la piantate? Sembrate i fidanzatini di Pivè … di Pierrè, insomma sapete, di quel francese.” Ma i colombini non raccolsero e continuarono a ignorarla. “Ehi, voi due?”

Infine si decise ad accendere il televisore e senza neanche scegliere un programma si spofondò in poltrona con le braccia al sen conserte decisa a far finta di niente.

Come capita anche alla montagna per Maometto furono quegli svergognati  complottisti ad avvicinarsi per annunciarle che stavano per uscire.

“Mamma!” si meravigliò, furente, Romina, “E io che ci faccio? Non è che se vengo anch’io, no tu no? Si può sapere di chi sei la madre?”

“Ma di tutt’e due, tesoro. È vero, Eziuccio?”

“Certamente, mammà” rispose pronto lui, uggiolante come un cagnetto.

“Vedi un po’ che mi tocca subire” mormorò l’esclusa in modo da farsi ben sentire. “Mi sono messa con l’unico uomo che ama la suocera.”

“Romina bella. Vorresti davvero che Eziuccio mi odiasse?”

“No” le fu risposto col tono non convinto.

“Bellissima di Eziuccio tuo” intervenne il lupo in fabula, “Che male c’è se andiamo decisamente controcorrente e contro questi piatti luoghi comuni? Io e tua mamma andiamo d’accordo. E allora? È un crimine amare le suocera ed esserne riamato?”

“Forse in me tuo marito vede qualcosa che in te adora” gli diede manforte la Pina. “Siamo mamma e figlia, in fondo.”

“A parte che con costui non mi sposerò mai, ma fra questa mamma e questa figlia ci sono trent’anni di differenza.”

“Certo, lo so, figlia. Sarà che tuo babbo mi manca tantissimo e ho bisogno di una presenza maschile vicino.”

Ora Ezio avvertì un lontano allarme che gli strillava ‘scappa, scappa’.

“E perché non te lo porti a letto, allora?”

Ezio ora avvertiva solo un senso di ribellione in ogni sua fibra e la manifestò con il suo solito tatto:

“Ma neanche per idea! Romina, che mi volete fare? Vi siete messe d’accordo, per caso?”

La signora Pina era allibita e offesa a morte. Chiese alla figlia se sapeva l’orario della prossima corriera.

Romina sapeva per sua natura poche cose, ma di una era diventata ben certa. Anche la signora Pina stava per entrare nella massa delle suocere detestate dal genero, cioè di quelle donne che provano costantemente un gran desiderio di ricambiare a sangue tal sentimento.

 

Fernanda Di Marte

 

 

 

EZIO  &  ROMINA.  18 – La visita oculistica

 

In attesa nell’agenzia per le pratiche automobilistiche, Ezio istruiva Romina su come imbrogliare con la tabella optometrica, quella con segni vari in grandezza  descescente nell’andare verso il basso.

Lei, facendo finta di niente, avrebbe dovuto spiare all’interno dello studiolo medico e fotografare le lettere con lo smart. Lui se le sarebbe studiate e ripetute poi a pappagallo durante la visita di controllo.

“Ezio!” si ribellava lei. “Ma neanche Wonder Woman ci riuscirebbe, ma neanche, che dire, Eva Kent, la moglie di Diabolik!”

“Ma tu sei meglio di quelle due là, non è vero?” ammiccava Ezio, sguardo da ipnotizzatore.

“Basta, In-Ezio che non sei altro! Vacci tu là dentro se ci niesci, Nembo Kid! Ognuno si faccia gli occhi suoi.”

Ezio gli occhi dovette abbassarli contrito a scanso di reazioni peggiori e attendere rassegnato il proprio destino.

Quando il medico si accorse che fra quell’esaminando e una talpa c’era poca differenza volle perdere addirittura una decina di minuti in più per esaminarlo meglio e diagnosticare:

“Faccia come crede ma lei ha bisogno di un’operazione di cataratta a entrambi gli occhi.”

“E la patente me la rinnova, dottore?”

“No, sospesa fino al prossimo esame. Mi creda egregio signor comesichiama, lei non ha bisogno dell’auto ma di un cane guida.”

Quando furono all’esterno Ezio scaricò sulla compagna la frustrazione di non vedere un beneamato:

“Se avessi fatto come ti si chiedeva, ora avrei avuto il rinnovo delle patente bello bello.”

“Se tu credi adesso che io mi metta in macchina con un orbo a rischio della pelle, sei un illuso, cocco. A sbattere ci andrai tu solo, cocco.

Taxiiii.”

“Occhèi, hai ragione. È vero, ci vedo pochino ma, come si dice, quello che non si vede lo si intuisce.”

“Ma come si dice dove? Tu fai i proverbi a tuo uso e consumo. E chi lo sapeva di andare in giro con un handicappato non vedente? Ho rischiato di morire, In-Ezio, In-Ezio del … quello che sei. Vai a ucciderti dove ti pare ma io con te non ci vengo più.

Taxiiii.”

“Va bene, amore. Hai tutte le ragioni. Sono proprio un In-Ezio. Ora guiderai tu. E se vorrai mi farai da conduttore fino a quando mi opereranno, va bene?”

Romina assentì stancamente anche perché pagare il taxi proprio non le andava. Però mormorò:

“Era quello lo sguardo malandrino che mi affascinava tanto, il magnetismo che mi ha sedotto: la vista adombrata di costui.” E pensò soltanto:

‘E chissà lui, così messo, cosa avrà visto in me…’

 

 

Fernanda Di Marte

 

(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento a martedì prossimo, 1 maggio, con un altro episodio)

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