UNA COPPIA… QUALSIASI – 8

EZIO  &  ROMINA.  19 – Il casalingo

 

Romina spiava Ezio in cucina e si scompisciava di risate. Lui con la parannanza (grembiale, per tutti) era un vero spasso. Si ingegnava a svolgere al meglio le faccende domestiche e, per quanto imbranatello, dai e dai alla fine riusciva a essere un bravo massaio.

Ora che la sua compagna aveva un impiego a tempo pieno, necessario per mandare avanti la baracca, era lui che doveva occuparsi delle cose di casa.

Lei aveva la possibilità, adesso, di vendicarsi sul suo compagno di tutte le angherie che fin da ragazza aveva dovuto subire da genitori, nonni, fratelli per renderla maritabile. Le dicevano: ‘Sei nata femmina? E devi essere brava nei lavori domestici, sennò i maschi di casa se la prenderanno con noi che non abbiamo saputo darti la giusta educazione’.

A volte passava un dito sullo spigolo di un mobile e restava delusa di non trovarci polvere per poter aggredire a tutto spiano il ‘maschio di casa’.

Ma non c’era pretesto: come casalingo il suo Ezio si rivelava impeccabile.

Prima di avviarsi al lavoro, Romina, con fare distratto, gli poggiò le labbra sulle labbra e lo lasciò col solito ‘a stasera amore’.

A ritorno era distrutta, nervosa e piena di propositi di vendetta contro i suoi datori. Aveva solo il suo Ezio su cui riversare le sue frustrazioni e se ne serviva a profusione.

Prima di buttarsi sul letto a corpo morto trovò da rimbrottarlo che sotto il letto si stava accumulando la lanetta di polvere.

Lui si permise di replicare con un veemente:

“Hai ragione, cara. Domani con la luce del sole toglierò tutto, stai tranquilla.

Ora resta a lettuccio che Eziuccio tuo ti servirà la cenetta fatta tutta tutta con le mie manine.”

“Tu, manigoldo, non me la conti giusta.

Con la lingua tutta miele devi aver fatto qualcosa di grosso da farti perdonare.

Ora sono troppo sfatta per indagare, ma bada che ti tengo d’occhio.”

Ezio, che si era distrutto forse più di lei, non aveva alcun potere contrattuale per opporre le sue ragioni e, continuando a rassicurarla con opportuni ‘sì, cara’ e ‘no, cara’, le ammannì i suoi manicaretti, costatigli ore di letture su “La mia cucina e tu”.

Lei divorò tutto senza apprezzamenti né distinzioni fra la crèpe susette e la banana. Poi, aiutata in questo anche da una qual certa bevuta di Chianti in accompagnamento, si addormentò così come stava.

Eziuccio che ci stava a fare? La spogliò del vestito da lavoro, cui poi avrebbe dato una stirata, le infilò il pigiama mentre lei dava una ronfata o un’altra e la infilò sotto le coltri rimboccandogliele accuratamente.

Lui era il vero re della casa, il principe del focolare e se ne sentiva inorgoglito. Aveva avuto l’occasione di appropriarsi di quei compiti, per tradizione, a beneficio esclusivo della donna: ora era la donna a farsi il mazzo sul lavoro per portare avanti la carretta e l’uomo a casa a lavorare senza imposizioni e senza orari, con radio, tv e chat libero per dare piacevolezza ai frequenti intervalli dal lavoro. Questo era sempre stato nei sogni di Ezio: fare cose facili, poco stressanti  e anche gradevoli.

Nel contemplare la sua donna azzeratata nel suo giusto riposo, si accorse di sentirsi appagato e finalmente utile a qualcosa.

 

Fernanda Di Marte

 

(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento a martedì prossimo, 8 maggio, con un altro episodio)

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